Spaghetti di soia: sono davvero più leggeri e salutari della pasta?

Sembrano leggeri, quasi trasparenti e molto diversi dalla pasta che portiamo abitualmente in tavola. Gli spaghetti di soia, conosciuti anche come glass noodles o vermicelli di soia, sono ormai facili da trovare anche nei supermercati italiani. Ma dal punto di vista nutrizionale sono davvero un’alternativa più leggera e salutare alla classica pasta? A fare chiarezza è Öko-Test, che ha analizzato le caratteristiche di questi particolari noodles mettendole a confronto con quelle della pasta.

Prima di tutto, però, è importante chiarire che gli spaghetti di soia non sono propriamente degli spaghetti nel senso tradizionale del termine. A differenza della pasta italiana, che viene generalmente prodotta con semola di grano duro e acqua, i cosiddetti glass noodles sono realizzati soprattutto con acqua e amido.

Il nome può inoltre essere fuorviante. Non tutti questi prodotti sono infatti preparati direttamente con la soia: l’amido utilizzato può provenire da diverse piante, tra cui soprattutto i fagioli mung, ma anche piselli, mais e altri legumi. È proprio l’amido a conferire agli spaghetti il loro aspetto caratteristico: dopo essere stati immersi nell’acqua calda diventano quasi trasparenti, da cui deriva il nome di “spaghetti di vetro”.

La loro preparazione è inoltre molto rapida. A differenza della pasta tradizionale, non è necessario cuocerli a lungo in acqua bollente, generalmente è sufficiente lasciarli ammorbidire per alcuni minuti in acqua calda e poi scolarli.

Gli spaghetti di soia sono salutari?

Il fatto che siano molto diversi dalla pasta non significa però che siano  più salutari. Secondo Öko-Test, il loro principale limite dal punto di vista nutrizionale è proprio la composizione.

Gli spaghetti di soia sono infatti costituiti in larga parte da amido e quindi apportano soprattutto carboidrati. In 100 grammi di prodotto secco a base di amido di fagioli mung, ad esempio, il contenuto di carboidrati può arrivare a circa 86 grammi.

I carboidrati non sono naturalmente un problema. Al contrario, rappresentano una componente fondamentale dell’alimentazione e forniscono energia all’organismo. Il punto è che, se considerati da soli, questi spaghetti offrono relativamente pochi altri nutrienti: contengono infatti quantità molto limitate di proteine, grassi, vitamine e fibre.

Per questo motivo non è corretto considerarli un alimento “più sano” semplicemente perché hanno un aspetto più leggero o perché appartengono alla cucina asiatica. Tra l’altro, contengono un numero relativamente elevato di calorie (circa 350 per 100 grammi di vermicelli di soia cotti).

Il confronto con la pasta tradizionale rende ancora più evidente la differenza. La pasta preparata con semola di grano duro non fornisce soltanto carboidrati, ma anche una certa quantità di proteine e fibre. Il suo profilo nutrizionale risulta quindi più completo rispetto a quello degli spaghetti di soia.

Questo non significa che la pasta tradizionale sia sempre e comunque la scelta migliore. Molto dipende dal tipo di pasta che scegliamo e dall’intero pasto in cui viene inserita. In particolare, la pasta integrale rappresenta una scelta interessante perché conserva una quantità maggiore di componenti del chicco e può fornire più fibre, oltre a minerali come ferro, zinco e magnesio e ad alcune vitamine del gruppo B.

Secondo la Società tedesca di nutrizione (DGE), proprio per questo motivo la pasta integrale dovrebbe essere preferita a quella raffinata quando possibile, e il maggiore contenuto di fibre contribuisce anche a una maggiore sensazione di sazietà.

Questo non significa che la pasta debba essere consumata senza criterio o che gli spaghetti di soia siano un alimento poco salutare. Sono semplicemente prodotti diversi, con caratteristiche nutrizionali differenti.

Se l’obiettivo è scegliere un alimento più completo e saziante, la pasta integrale può avere un vantaggio. Se invece si vuole variare l’alimentazione, sperimentare nuovi piatti, gli spaghetti di soia possono essere una valida alternativa, purché inseriti all’interno di un pasto equilibrato, come base per un piatto completo. Il loro sapore piuttosto neutro li rende infatti particolarmente adatti ad accompagnare verdure, tofu, legumi, pesce o carne, oltre a semi e condimenti.

Un vantaggio per chi non può mangiare glutine

C’è poi una situazione in cui gli spaghetti di soia possono rappresentare un’alternativa particolarmente interessante alla pasta tradizionale, ovvero quando è necessario evitare il glutine.

Essendo generalmente prodotti a partire da amidi vegetali e non dalla semola di grano, sono privi di glutine. Per chi soffre di celiachia, però, non basta dare per scontata l’assenza di grano: è necessario verificare sempre l’etichetta e scegliere prodotti specificamente certificati e adatti a una dieta senza glutine, perché anche eventuali contaminazioni durante la produzione possono essere un problema.

Fonte: Öko-Test

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