Un dramma ecologico devastante sta colpendo la popolazione di volatili che sceglie la Sicilia per riprodursi. Nell’oasi naturale Geloi Wetland, situata nel territorio di Gela a poca distanza dal Lago Biviere, le giovani cicogne stanno andando incontro a una morte orribile proprio all’interno dei loro nidi.
L’ornitologo Angelo Scuderi, impegnato insieme ai volontari nella gestione dell’area bonificata da una fondazione privata, ha lanciato l’allarme dopo aver monitorato ed esaminato almeno 12 esemplari trovati privi di vita lo scorso anno.
L’analisi autoptica dello stomaco dei piccoli ha rivelato uno scenario sbalorditivo: la cavità gastrica degli uccelli era totalmente ostruita da elastici di caucciù, residui plastici e soprattutto lacci emostatici. Gli adulti, ingannati dalla forma e dalla consistenza di questi scarti, scambiano i tubicini per gustosi lombrichi e li somministrano ai propri pulcini, provocando blocchi intestinali letali e sofferenze atroci.
Discariche abusive e l’insidia dei rifiuti ospedalieri specializzati
Le indagini condotte dagli esperti dell’oasi mettono in luce una piaga territoriale ben più profonda che va oltre i confini della riserva. Nonostante la bonifica dell’area protetta e la realizzazione di piattaforme artificiali pensate per evitare che le cicogne nidifichino sui tralicci dell’alta tensione rischiando la folgorazione, gli animali coprono distanze notevoli in cerca di nutrimento per la prole.
La Piana di Gela risulta costellata da numerose discariche abusive nate in zone rurali isolate, piene di scarti di ogni genere. La presenza massiccia di materiali quali i lacci emostatici, che appartengono alla categoria dei rifiuti speciali ospedalieri e richiedono protocolli di smaltimento rigorosi, suggerisce l’ipotesi di sversamenti illeciti reiterati nel tempo.
Un fenomeno sommerso che minaccia la biodiversità dell’isola
La reale dimensione della strage potrebbe essere persino superiore rispetto ai casi accertati sul campo. Sui tralicci elettrici sparsi nelle campagne attorno a Gela, gli ornitologi continuano a registrare frequenti fallimenti riproduttivi, senza tuttavia poter raggiungere le sommità delle strutture per recuperare i corpi dei piccoli ed effettuare le verifiche del caso.
La vicenda impone una valutazione urgente e approfondita da parte delle autorità competenti e delle forze dell’ordine per individuare i responsabili dell’abbandono di materiale sanitario infetto e tossico. Senza un contrasto efficace allo sversamento illegale dei rifiuti nelle aree rurali, le opere di tutela ambientale rischiano di rivelarsi vanificate dal costante avvelenamento della catena alimentare e della fauna locale.