Strage di Linate, 25 anni fa il terribile incidente all’aeroporto di Milano: 118 morti, cosa accadde quella mattina

Sono passati 25 anni da una delle pagine più drammatiche della storia dell’aviazione italiana. Era la mattina dell’8 ottobre 2001 quando, all’aeroporto di Milano Linate, 118 persone persero la vita in uno scontro tra due aerei sulla pista. Una tragedia che segnò profondamente il Paese e mise in luce una serie di falle nella gestione della sicurezza aeroportuale.

A perdere la vita furono i 110 occupanti di un MD-87 della compagnia scandinava SAS, diretto a Copenaghen, le quattro persone a bordo di un Cessna Citation privato e quattro lavoratori della SEA, che si trovavano all’interno di un edificio dello scalo.

A un quarto di secolo di distanza, Milano torna a ricordare le vittime di quello che rimane il più grave incidente aereo avvenuto in Italia.

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Cosa accadde l’8 ottobre 2001

Quella mattina una nebbia particolarmente intensa avvolgeva l’aeroporto di Linate, riducendo la visibilità a poche decine di metri. Le operazioni di volo proseguivano, ma controllare gli spostamenti degli aeromobili a terra era estremamente difficile.

Poco dopo le 8, l’MD-87 della SAS stava accelerando sulla pista per decollare verso la Danimarca. Nello stesso momento, un piccolo jet privato Cessna Citation, che avrebbe dovuto seguire un percorso diverso, si ritrovò ad attraversare la pista principale.

L’impatto avvenne quando l’aereo di linea aveva già raggiunto una velocità elevatissima, intorno ai 270 chilometri orari.

Dopo la collisione, l’MD-87 perse il controllo e terminò la sua corsa contro un edificio destinato allo smistamento dei bagagli. Lo schianto fu seguito da un violento incendio, che coinvolse anche la struttura e i lavoratori presenti al suo interno.

Il bilancio fu devastante: nessuno degli occupanti dei due velivoli sopravvisse. Morirono anche quattro dipendenti aeroportuali, mentre altri lavoratori rimasero feriti.

Non fu soltanto colpa della nebbia: cosa emerse dalle indagini

Inizialmente l’attenzione degli investigatori si concentrò su un possibile errore dei piloti del Cessna. Il jet privato aveva infatti imboccato il raccordo R6 anziché l’R5, finendo così sulla pista utilizzata dall’aereo della SAS.

Ma le indagini successive mostrarono che la tragedia non poteva essere spiegata con un singolo errore umano.

La relazione finale dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV), pubblicata nel 2004, individuò una concatenazione di fattori che avevano reso possibile l’incidente.

Tra questi, una segnaletica aeroportuale inadeguata, problemi nelle comunicazioni tra piloti e controllori, procedure di gestione del traffico a terra insufficienti e l’assenza di un sistema radar di superficie operativo, che avrebbe potuto aiutare a individuare la posizione degli aeromobili.

La nebbia, con una visibilità inferiore ai 100 metri, aggravò ulteriormente la situazione, impedendo ai controllori di vedere direttamente ciò che stava accadendo sulla pista.

Quello di Linate divenne così un caso emblematico di come diversi problemi organizzativi e tecnici possano sommarsi fino a provocare una catastrofe.

Le responsabilità emerse portarono anche a un lungo procedimento giudiziario, conclusosi nel 2008 con condanne definitive per alcuni dei responsabili della gestione e della sicurezza aeroportuale.

Il ricordo delle 118 vittime, 25 anni dopo

Oggi, 8 ottobre 2026, Milano commemora il venticinquesimo anniversario della strage con una cerimonia nella Basilica di Sant’Ambrogio, alla presenza dei familiari delle vittime e delle istituzioni.

In questi anni il Comitato 8 Ottobre, nato dall’impegno dei parenti delle persone scomparse, ha continuato a lavorare per mantenere viva la memoria dell’incidente e promuovere una maggiore cultura della sicurezza nel trasporto aereo.

Il ricordo della strage di Linate non riguarda soltanto le 118 vite spezzate quella mattina. È anche un monito sull’importanza dei controlli, della prevenzione e della responsabilità di chi deve garantire la sicurezza dei passeggeri e dei lavoratori.

Perché dietro ogni procedura di sicurezza, ogni segnalazione e ogni sistema di controllo ci sono vite umane da proteggere.

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