Un appartamento su cinque nei centri storici delle grandi città europee non è più abitato da residenti, ma destinato ai turisti. È in questo scenario, quello degli affitti brevi ormai ricorrente da Lisbona a Firenze, che la Commissione europea ha presentato il 9 settembre l’Affordable Housing Act, il regolamento che punta a dare ai governi locali strumenti giuridici più solidi per intervenire sul mercato immobiliare nelle zone dove abitare è diventato un lusso.
Cosa cambia per Comuni e Regioni
Il testo, illustrato dal commissario per l’Energia e la Casa Dan Jørgensen insieme al vicepresidente esecutivo Teresa Ribera, nasce come uno dei tasselli dell’European Affordable Housing Plan, il primo piano europeo sulla casa presentato lo scorso dicembre e costruito su quattro pilastri: aumentare l’offerta di alloggi, mobilitare investimenti pubblici e privati, garantire un sostegno immediato alle fasce più colpite e accompagnare le riforme strutturali degli Stati membri. La novità principale riguarda il concetto di housing stress, il cosiddetto stress abitativo. La Commissione fissa criteri comuni per individuare le aree in cui un Comune potrà intervenire: il prezzo medio di una casa pari o superiore a otto volte il reddito disponibile pro capite, un rapporto che sia cresciuto negli ultimi dieci anni e che, secondo le dinamiche demografiche e di mercato, non sia destinato a migliorare nei prossimi tre. Tre condizioni che, se verificate insieme, autorizzano gli enti locali ad agire.
Affitti brevi e seconde case: cosa potranno fare i sindaci
Dove scatta lo stress abitativo, le amministrazioni locali potranno limitare gli affitti turistici di breve durata negli immobili che non sono l’abitazione principale del proprietario, imporre tetti al numero di notti destinabili all’affitto turistico e, per la prima volta, intervenire anche sull’acquisto di case non adibite a residenza principale o non messe a disposizione di inquilini nel lungo periodo. È un passaggio che segna un cambio di prospettiva: finora Bruxelles non era mai entrata direttamente nelle compravendite immobiliari. Il regolamento non impone nulla dall’alto, saranno i governi nazionali, le regioni e i Comuni a decidere se e come intervenire, l’Ue si limiterà ad offrire una cornice giuridica comune, così da ridurre i ricorsi che finora hanno bloccato in tribunale i tentativi di regolamentazione locale, spesso richiamando la direttiva Servizi. Firenze, prima città italiana ad aver introdotto uno stop ai nuovi affitti brevi nell’area Unesco e poi in ampie zone del centro, ha salutato la proposta come un riconoscimento del lavoro già avviato.
Le reazioni, tra consenso e proteste
Il presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha collegato la proposta ad una crescente richiesta tra i cittadini europei, sottolineando come la carenza di alloggi accessibili pesi ormai su lavoratori essenziali e studenti impossibilitati a vivere vicino al posto di lavoro o all’università. Di segno opposto la reazione di Airbnb, secondo cui il regolamento, così come scritto, non aggiungerebbe una sola casa al mercato degli affitti a lungo termine, limitandosi a creare incertezza normativa per chi gestisce annunci in tutta Europa. In Italia le critiche più dure arrivano dal fronte liberale e dal centrodestra: la Lega ha parlato di un attacco alla proprietà privata, mentre Aigab, l’associazione dei gestori di affitti brevi, ha annunciato battaglia in difesa dei proprietari. Più cauto il giudizio di Renew Europe, che pur accogliendo con favore il pacchetto ricorda come i nuovi criteri comuni non bastino da soli: senza un aumento reale dell’offerta abitativa, avverte il gruppo liberale, il problema resterà a monte. Il testo dovrà ora passare al vaglio di Parlamento europeo e Consiglio, pertanto, fino all’approvazione definitiva, per Comuni e piattaforme non cambierà nulla.