Ogni giorno, lungo le coste italiane, vengono commessi o contestati in media circa 156 illeciti, più di 6 ogni ora. In tutto, nel 2025, le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto hanno accertato 20.490 reati e 36.322 illeciti amministrativi, per un totale di 56.812 violazioni.
Sono i numeri di Mare Monstrum 2026, la ventottesima edizione del rapporto di Legambiente sull’illegalità che assedia mari e coste del nostro Paese, elaborato sui dati raccolti in 15 regioni e 61 province costiere e presentato in occasione del sedicesimo anniversario dell’omicidio del sindaco pescatore di Pollica, Angelo Vassallo.
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Rispetto al 2024 i reati accertati sono diminuiti del 20,4% e gli illeciti amministrativi del 10,3%. Ma, dicono gli esperti, leggere questi numeri come il segnale di un netto miglioramento sarebbe fuorviante: nello stesso periodo, infatti, i controlli sono calati del 19,8%, fermandosi a 750.828. Secondo Legambiente, nella diminuzione pesa anche l’effetto deterrente prodotto dall’inasprimento delle pene per i reati ambientali.
I numeri di Mare Monstrum 2026 fotografano solo la punta dell’iceberg: la quota d’illegalità sommersa continua a minacciare gravemente gli ecosistemi marini, sintetizza Stefano Ciafani, presidente nazionale dell’associazione.
L’inquinamento torna al primo posto
A cambiare è anche la gerarchia delle minacce. Nel 2025 l’inquinamento supera il ciclo illegale del cemento e diventa la prima voce tra i reati commessi lungo le coste italiane. Sono 7.317 i reati legati all’inquinamento, pari al 35,7% del totale. Dentro questo dato rientrano soprattutto la gestione illegale dei rifiuti e i problemi legati alla cattiva depurazione.
Seguono:
- il ciclo illegale del cemento, con 6.189 reati, il 30,2% del totale
- la pesca illegale, con 4.338 reati, pari al 21,2%
- le violazioni del Codice della navigazione e della nautica da diporto, con 2.646 reati, il 12,9%
Quest’ultima categoria è, peraltro, in controtendenza: i reati sono cresciuti del 17,4% rispetto al 2024, comprese le violazioni commesse all’interno di aree protette.
Sul fronte dell’inquinamento sono state denunciate 8.397 persone, emesse 86 misure cautelari ed effettuati 2.452 sequestri penali. Il valore complessivo dei sequestri penali e amministrativi sfiora 146 milioni di euro.
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Dove si trova il mare più inquinato di Italia?
- Campania
- Puglia
- Sicilia
- Calabria
Sono le regioni che raccolgono insieme il 53,6% di tutti i reati accertati sulle coste italiane.
Al primo posto c’è ancora una volta la Campania, con 4.002 reati, seguita dalla Puglia con 2.599, dalla Sicilia con 2.448 e dalla Calabria con 1.929. Un dato che non rappresenta un’anomalia limitata a un solo anno. Guardando agli ultimi 26 anni, dal 1999, Legambiente ha censito 483.195 reati, e 260.399 – il 53,9% – risultano concentrati proprio nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.
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Al quinto posto compare invece la Liguria, con 1.581 reati: il 9% in più rispetto all’anno precedente, un andamento opposto rispetto alla diminuzione registrata a livello nazionale. Seguono Lazio, Sardegna e Toscana.
Cemento illegale
Il cemento continua a rappresentare una delle pressioni più pesanti sugli ecosistemi costieri. Nel 2025 sono stati accertati 6.189 reati legati al ciclo illegale del cemento. Le persone denunciate sono state 6.485, mentre i sequestri penali sono stati 653.
Anche in questo caso il peso di Campania, Puglia, Calabria e Sicilia è enorme: nelle quattro regioni si concentra quasi il 57% di tutti i reati legati al cemento illegale.
La Campania da sola raccoglie il 18,8% dei reati accertati a livello nazionale, seguita dalla Puglia e dalla Sicilia.
Il tema non riguarda soltanto gli edifici abusivi, ma anche l’occupazione illegale del demanio marittimo e la mancata demolizione delle opere costruite senza autorizzazione: fenomeni che sottraggono suolo e costa alla fruizione pubblica e aumentano la pressione su territori spesso già fragili.
Pesca illegale
Numeri impressionanti arrivano anche dalla pesca di frodo: nel corso del 2025 sono state denunciate 4.194 persone e i sequestri hanno riguardato oltre 11mila attrezzi da pesca e più di 721mila chilogrammi di prodotti ittici.
Significa circa 1.977 chili di pesce sequestrati ogni giorno.
La Sicilia guida la classifica con 816 reati ed è prima anche per quantità di prodotti ittici sequestrati, oltre 312mila chilogrammi. Seguono Liguria e Calabria per numero di reati, mentre Veneto e Toscana occupano rispettivamente il secondo e il terzo posto per quantità di pescato sequestrato. Un fenomeno che non significa soltanto violazione delle regole: la pesca illegale sottrae risorse agli ecosistemi marini e rischia di compromettere ulteriormente popolazioni ittiche già sottoposte a forti pressioni.
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Meno denunce e sequestri, ma anche meno controlli
Il quadro complessivo del 2025 mostra una riduzione anche delle persone denunciate, 21.726, il 19,2% in meno, degli arresti, scesi a 93, e dei sequestri, 3.267.
Sul piano amministrativo sono state irrogate 37.680 sanzioni, per un valore complessivo superiore a 191 milioni di euro, ma proprio il calo parallelo dei controlli impone cautela nell’interpretazione dei dati.
Se nel 2025 si è registrato un calo dei reati, ciò è dovuto sia all’efficacia preventiva delle nuove pene ambientali sia a una contrazione dei controlli sul territorio, sottolinea Ciafani. Ed è per questo che Legambiente chiede alle istituzioni di non abbassare la guardia.
Depurazione, abusivismo e controlli: cosa chiede Legambiente
Il rapporto mette sul tavolo anche una serie di proposte. Tra le principali c’è il rafforzamento dei controlli ambientali e del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), insieme al completamento e all’adeguamento delle reti fognarie e degli impianti di depurazione.
Legambiente chiede inoltre di accelerare sul riuso delle acque reflue depurate, contrastare con maggiore efficacia le occupazioni abusive del demanio marittimo e rendere più incisive le demolizioni degli edifici abusivi.
Tra le richieste ci sono anche la piena applicazione della direttiva europea sugli impianti portuali per la raccolta dei rifiuti prodotti dalle navi, misure più severe contro gli scarichi in mare e sanzioni efficaci contro la pesca illegale, non dichiarata e non documentata.
Sul fronte dell’abusivismo, l’associazione propone di destinare 100 milioni di euro l’anno al fondo per i Comuni che procedono alle demolizioni e altri 50 milioni a Procure generali e Prefetture per eseguire le sentenze di condanna.
Serve un deciso cambio di passo da parte delle istituzioni, avverte Ciafani, chiedendo interventi capaci di “proteggere il patrimonio ambientale e l’economia turistica del mare”.
I numeri di Mare Monstrum raccontano, insomma, una cosa con particolare chiarezza: l’aggressione alle coste italiane è un problema di legalità, sì, ma anche una delle forme attraverso cui continuiamo a consumare, contaminare e impoverire alcuni degli ecosistemi più preziosi e vulnerabili del Paese.
QUI trovi il report completo.