Svolta storica per i testimoni di Geova: cade il controverso divieto di trasfusioni di sangue (ma a una condizione)

Una delle regole più rigide, discusse e radicate nella storia recente dei Testimoni di Geova è ufficialmente destinata a cambiare per sempre. Attraverso il sesto aggiornamento ufficiale dell’anno pubblicato sul portale online della confessione religiosa, il Corpo direttivo ha annunciato una svolta storica che cancella l’interdetto assoluto sulle terapie trasfusionali in vigore fin dagli anni della Seconda guerra mondiale.

D’ora in poi, ciascun fedele potrà decidere in piena autonomia e secondo la propria coscienza se donare o ricevere i quattro principali componenti del sangue, ovvero globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine. Tale novità rappresenta una pietra miliare in quanto i componenti citati costituiscono la quasi totalità delle trasfusioni praticate quotidianamente nella medicina moderna, mentre continua a rimanere vietata la trasfusione di sangue intero proveniente da un donatore esterno.

Dalle autotrasfusioni di marzo al principio della libertà di coscienza

La rivoluzione interna non nasce all’improvviso, ma corona un percorso di progressivo smussamento delle posizioni dottrinali avviato già nel marzo del 2026, quando il movimento religioso aveva aperto alla pratica dell’autotrasfusione, consentendo ai pazienti di riutilizzare esclusivamente il proprio sangue precedentemente prelevato e conservato.

Nel video ufficiale diffuso per illustrare l’ultimo provvedimento, i vertici religiosi hanno richiamato la celebre lettera di Paolo ai Galati contenente l’espressione biblica secondo cui “Ciascuno porterà il proprio fardello”, sancendo così il principio della totale libertà decisionale individuale, lontana da qualsiasi giudizio o censura da parte della comunità.

Le origini del dogma, i drammi clinici e le stime sulle vittime

Il severo divieto di ricevere sangue altrui affondava le proprie radici nella Seconda guerra mondiale, quando un articolo pubblicato sulla rivista ufficiale La Torre di Guardia impose un’interpretazione letterale di alcuni passi biblici che invitavano i credenti ad “astenersi dal sangue”. Per decenni, questa rigida imposizione dogmatica ha generato profonde lacerazioni sul piano medico e familiare, soprattutto nei drammatici casi in cui una trasfusione d’urgenza veniva considerata l’unica via per salvare la vita di un paziente.

In Italia, dove si stima la presenza di circa 250 mila adepti, la questione si è spesso scontrata con la complessità delle aule giudiziarie, ricordando che nel nostro ordinamento il rifiuto di un trattamento terapeutico per convinzioni religiose rappresenta un diritto tutelato. Intorno alla drammaticità di questa regola si sono battuti a lungo anche attivisti come il gruppo AJWRB, che ha cercato di quantificare le conseguenze estreme del divieto stimando decine di migliaia di decessi a livello globale tra il 1961 e il 2016, sebbene si tratti di cifre difficilmente verificabili con esattezza scientifica.

Fonte: Aggiornamento dal Corpo Direttivo n. 6 (2026)

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