Dormire male, perdere appetito, sentirsi agitati proprio nei mesi in cui il calendario sembra imporre ferie, tramonti e una quantità regolamentare di felicità. Succede, e per alcune persone va parecchio oltre l’antipatia per agosto. Il disturbo affettivo stagionale può comparire anche in primavera e in estate, con caratteristiche diverse dalla forma invernale molto più conosciuta. In medicina si parla di summer-pattern seasonal affective disorder, o SAD estiva. “Summertime Sadness” funziona benissimo come etichetta pop. Come diagnosi, decisamente meno.
Il National Institute of Mental Health statunitense classifica infatti la SAD come una forma di depressione caratterizzata da episodi che seguono uno schema stagionale ricorrente e durano in genere quattro o cinque mesi. La variante estiva è riconosciuta, anche se molto meno comune di quella che compare tra autunno e inverno.
La SAD estiva non è semplicemente “odiare il caldo”
La differenza sta soprattutto nella persistenza e nella ricorrenza dei sintomi. Una brutta settimana ad agosto, la noia mentre gli altri sembrano tutti su una barca a vela e l’insofferenza verso l’ennesima notte tropicale non bastano per parlare di disturbo affettivo stagionale.
Secondo il NIMH, per una diagnosi gli episodi depressivi devono presentarsi in una determinata stagione per almeno due anni consecutivi ed essere più frequenti in quel periodo rispetto ad altri momenti dell’anno. Tra i sintomi generali della depressione possono comparire tristezza persistente, perdita di interesse nelle attività abituali, stanchezza, difficoltà di concentrazione e sentimenti di disperazione. Nella forma estiva sono particolarmente segnalati insonnia, scarso appetito, perdita di peso, agitazione e ansia.
Ed è rara. In uno studio condotto nei Paesi Bassi su 5.356 persone selezionate dai registri della popolazione, pubblicato su Biological Psychiatry, circa il 3% dei partecipanti soddisfaceva i criteri utilizzati per la SAD invernale e appena lo 0,1% per quella estiva. È un dato del 1999, riferito a quella specifica popolazione e quindi inadatto a diventare una percentuale universale, però restituisce bene quanto la variante calda sia meno frequente.
Caldo, luce e sonno: cosa sappiamo davvero
Sulla SAD estiva la ricerca ha ancora parecchi spazi vuoti. La forma invernale è stata studiata molto di più e anche i meccanismi biologici proposti per l’estate restano in parte ipotetici.
Il NIMH indica tra le possibili piste le alterazioni della melatonina e dei ritmi circadiani. Giornate molto lunghe, notti brevi e temperature elevate possono disturbare il sonno; nelle persone predisposte questo insieme di fattori potrebbe contribuire ai sintomi depressivi. Lo stesso istituto precisa però che queste ipotesi sulla variante estiva non sono ancora state testate in modo sistematico. Una cautela piccola nella forma e piuttosto importante nella sostanza.
Sul rapporto più generale tra temperature elevate e salute mentale, invece, i dati sono più consistenti. Uno studio pubblicato su JAMA Psychiatry ha analizzato quasi 3,5 milioni di accessi ai pronto soccorso avvenuti negli Stati Uniti durante i mesi caldi tra il 2010 e il 2019, relativi a oltre 2,2 milioni di persone assicurate. Nei giorni classificati come estremamente caldi, il tasso di visite per problemi di salute mentale risultava superiore dell’8%; l’associazione compariva anche per disturbi dell’umore, ansia, stress e autolesionismo. Lo studio è osservazionale: mostra un’associazione, non dimostra che il caldo provochi direttamente quei disturbi.
Sono due fenomeni che quindi vanno tenuti distinti. Il caldo può pesare sulla salute mentale anche in persone che non hanno una SAD estiva; avere una settimana infernale perché si dorme quattro ore per notte con 30 gradi in camera, d’altra parte, non equivale automaticamente a soffrire di depressione stagionale.
Quando l’estate dovrebbe essere per forza bellissima
Poi c’è una componente meno misurabile con il termometro: l’estate arriva accompagnata da un copione sociale piuttosto ingombrante. Vacanze, corpi in costume, viaggi, relazioni, aperitivi, fotografie. Nei social il montaggio è particolarmente efficiente: restano il mare e il tramonto, spariscono facilmente il mutuo, il turno di lavoro e le zanzare.
Questa pressione può contribuire a frustrazione, confronto sociale e senso di isolamento, soprattutto per chi sta già attraversando un periodo difficile. Anche qui serve evitare di appiccicare una diagnosi a qualsiasi malessere stagionale. Il NIMH distingue esplicitamente la depressione stagionale dagli stati d’animo legati a stress prevedibili del calendario: la SAD richiede un vero schema depressivo ricorrente.
È probabilmente anche per questo che “Summertime Sadness” è diventata un’espressione così efficace. Raccoglie sotto due parole esperienze molto diverse: la solitudine di agosto, la città svuotata, il confronto con vite apparentemente perfette, l’insonnia da caldo e, in una piccola parte delle persone, un disturbo depressivo vero e proprio.
Per la SAD estiva, inoltre, non esiste oggi un trattamento specifico paragonabile alla terapia della luce utilizzata soprattutto nella forma invernale. Il NIMH indica psicoterapia e farmaci antidepressivi tra le opzioni impiegate per la depressione anche con andamento stagionale; diagnosi e trattamento vanno però valutati con un professionista, soprattutto quando i sintomi persistono, interferiscono con lavoro e relazioni o tornano puntualmente nello stesso periodo dell’anno.
L’estate, insomma, non possiede proprietà antidepressiva per decreto. Per qualcuno significa vacanze. Per qualcun altro sonno spezzato, caldo e un umore che precipita proprio mentre tutt’intorno sembra partire l’obbligo di divertirsi. La differenza tra una pessima estate e una SAD estiva la fanno durata, sintomi e ricorrenza. Il costume da bagno, per fortuna, non rientra ancora nei criteri diagnostici.