Torna l’ora solare: quando spostare le lancette e perché dormiremo un’ora in più

Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 torna l’ora solare: alle 3:00 gli orologi dovranno essere riportati indietro di un’ora, fino alle 2:00. Il risultato? Una notte con un’ora di sonno in più, ma anche pomeriggi in cui farà buio prima.

Il cambio d’orario è ormai un appuntamento fisso dell’autunno, anche se ogni anno riapre le stesse domande: bisogna spostare le lancette avanti o indietro? Si guadagna davvero un’ora di riposo? E perché continuiamo ancora a cambiare orario due volte l’anno?

Che cos’è l’ora solare

Con “ora solare” si indica l’orario standard, quello che viene utilizzato nei mesi invernali. Quando termina l’ora legale, introdotta per sfruttare più a lungo la luce naturale nelle giornate estive, si torna indietro di 60 minuti.

In pratica, alle 3 della notte del cambio d’orario torneranno a essere le 2. Questo significa che quella notte durerà un’ora in più: un piccolo “regalo” per chi ama dormire, ma con una conseguenza evidente nella vita quotidiana.

Dal giorno successivo, infatti, il sole tramonterà prima e le ore di luce nel pomeriggio diminuiranno progressivamente con l’avvicinarsi dell’inverno.

Perché esiste ancora il cambio dell’ora?

Il passaggio tra ora legale e ora solare è regolato dalla Direttiva europea 2000/84/CE, nata con l’obiettivo di coordinare il sistema negli Stati membri e favorire un maggiore sfruttamento della luce naturale, con possibili vantaggi anche sul fronte dei consumi energetici.

Negli ultimi anni però il tema dell’abolizione del cambio d’ora è tornato più volte al centro del dibattito. Nel 2018 la Commissione europea aveva avviato una consultazione pubblica a cui avevano partecipato circa 4,6 milioni di cittadini: la maggioranza dei partecipanti si era espressa favorevolmente alla fine dello spostamento delle lancette.

La proposta, però, non ha portato a una decisione definitiva. Gli Stati membri non hanno raggiunto un accordo comune su quale orario mantenere tutto l’anno: alcuni Paesi preferirebbero l’ora legale permanente, altri quella solare.

Anche l’Italia ha mantenuto una posizione favorevole al sistema attuale, sottolineando negli anni soprattutto i possibili benefici legati al risparmio energetico e la mancanza di prove definitive su effetti negativi rilevanti per la salute dovuti ai due cambi annuali.

Le curiosità sul cambio d’orario

L’idea di modificare gli orari per sfruttare meglio la luce del giorno non è nata recentemente. Già nel Settecento Benjamin Franklin aveva ironizzato sulla possibilità di svegliarsi prima per consumare meno candele.

L’introduzione ufficiale dell’ora legale arrivò però durante la Prima guerra mondiale, quando diversi Paesi cercarono di ridurre il consumo di energia. In seguito venne abbandonata e poi ripresa soprattutto negli anni Settanta, durante la crisi petrolifera.

In Italia il sistema dell’ora legale venne introdotto stabilmente nel 1966.

Oggi non tutti i Paesi del mondo cambiano orario: Giappone, Islanda e molti Stati africani mantengono lo stesso orario tutto l’anno, mentre in alcuni Paesi che adottano l’ora legale la scelta varia a livello locale.

E poi c’è il piccolo rito collettivo che accompagna ogni cambio d’ora: sveglie dimenticate, appuntamenti anticipati di un’ora e la domanda che torna puntuale ogni autunno: “Ma questa volta dormiamo di più o di meno?”. La risposta è semplice: a ottobre si guadagna un’ora di sonno, ma si perde un po’ di luce nel pomeriggio.

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