La stagione venatoria autunnale in Provincia di Trento prende ufficialmente il via domenica 6 settembre 2026, dopo un primo avvio anticipato al 16 agosto dedicato esclusivamente alla caccia al camoscio. Secondo i dati illustrati da Matteo Rensi, presidente dell’Associazione Cacciatori Trentini, i censimenti annuali registrano una presenza complessiva di circa 73.000 ungulati sul territorio provinciale. A fronte di questo monitoraggio, le autorità hanno autorizzato un piano di prelievo che prevede l’abbattimento di circa 13.000 capi tra cervi, camosci, caprioli e mufloni.
La drastica contrazione della popolazione dei mufloni
All’interno del piano provinciale trentino, una situazione particolare riguarda il muflone, una specie introdotta a scopi venatori negli anni Settanta con esemplari provenienti dalla Sardegna. La Provincia ha approvato l’abbattimento di 129 esemplari su una popolazione residua stimata in circa 400 capi. Come spiegato da Alessandro Brugnoli, dirigente del Servizio Faunistico Provinciale, la specie ha subìto un crollo numerico rispetto agli oltre 1.400 individui censiti prima del 2019.
Questa netta diminuzione è dovuta in gran parte al ritorno naturale del lupo, ricomparso in Trentino dal 2012. Non essendosi evoluto a contatto con questo predatore, il muflone non possiede strategie difensive adeguate. Un’indagine condotta dal Museo delle Scienze di Trento in collaborazione con la rete venatoria ha inoltre rilevato come i punti di foraggiamento artificiale invernali abbiano involontariamente favorito i lupi, trasformando le mangiatoie in luoghi di facile caccia dove gli ungulati si concentrano in massa.
Le disposizioni per il comprensorio Alto Garda CA8
Contemporaneamente, in Lombardia, la Regione ha formalizzato il piano di prelievo per il comprensorio alpino Alto Garda CA8, ridefinendo le quote dopo il parere tecnico espresso dall’Ispra. Il provvedimento prevede l’abbattimento di 278 ungulati, suddivisi in 205 cervi, 45 caprioli e 28 mufloni. La misura risponde alla costante crescita demografica del cervo su tutto l’arco prealpino, con densità che in alcune zone raggiungono livelli storicamente elevati. Le procedure amministrative prevedono che i dati raccolti sul campo dai cacciatori vengano valutati dall’Ispra prima del decreto regionale definitivo.
Un piano inaccettabile: una mattanza in piena regola
Sebbene il piano miri a contenere l’impatto della fauna su agricoltura e viabilità, autorizzare un abbattimento tale di animali non può che lasciare sconcertati. Si tratta di una vera e propria mattanza di esemplari inaccettabile. Definire “gestione faunistica” o “contenimento” quello che a tutti gli effetti si configura come un massacro pianificato di oltre 13mila animali indifesi è un’ipocrisia intollerabile.
La decisione di autorizzare l’abbattimento sistematico di cervi, caprioli, camosci e mufloni tra il Trentino e l’Alto Garda rappresenta una scelta cruenta e barbarica, che scarica sulla fauna selvatica le incapacità dell’uomo nel gestire l’ecosistema e nel garantire un’autentica tutela della biodiversità. Le cifre approvate dalle istituzioni locali e dai comprensori venatori descrivono un vero e proprio bollettino di guerra.
Dietro la facciata contabile dei “piani di prelievo” e delle statistiche sui censimenti, si nasconde la fredda volontà di trasformare i boschi alpini in campi di tiro a segno per migliaia di doppiette. Particolarmente emblematico e spietato è il caso dei mufloni in Trentino: l’approvazione dell’abbattimento di 129 esemplari su una popolazione già drammaticamente decimata e ridotta a circa 400 capi appare come un vero accanimento.
Prima questi animali sono stati introdotti artificialmente dall’uomo per meri scopi venatori, poi sono stati lasciati indifesi di fronte al ritorno dei predatori naturali e oggi si sceglie di sterminare a fucilate quasi un terzo degli ultimi superstiti. Persino le pratiche umane come il foraggiamento invernale hanno finito per rivelarsi trappole mortali, a dimostrazione di come ogni ingerenza della caccia finisca solo per alterare gli equilibri naturali provocando ulteriori sofferenze.
Le alternative etiche e non cruente esistono, dai corridoi ecologici ai sistemi di prevenzione e sterilizzazione. Abituarsi all’idea che l’unica risposta possibile sia imbracciare un fucile rappresenta una sconfitta etica e culturale totale, di fronte alla quale è doveroso ribellarsi per fermare questa strage inaccettabile.
Fonte: UNGULATI PIANI DI PRELIEVO Comprensorio Alpino Alto Garda CA8