Migliaia di abitanti saranno sradicati dalle loro terre ancestrali, nella generale indifferenza. Accade nel piccolo villaggio di Limón de Chagres, nel cuore della foresta panamense e a est di Panama, dove le comunità contadine isolate alle foci del celebre Canale vivono della coltivazione di fagioli, mais e della vendita di alcuni prodotti lattiero-caseari di mucca.
“Autosostentamento, lontano dal rumore, con le nostre tradizioni”, dice Maricel Sanchez, portavoce dell’assemblea contadina di Rio Indio che fa parte della Coordinadora Campesina por la Vida (Coordinatrice Contadina per la Vita), un’organizzazione sociale e comunitaria di base composta da agricoltori, comunità indigene e gruppi civici a Panama, e madre di due bambine. Tuttavia, questa vita tranquilla sulle rive del fiume Río Indio “presto scomparirà, inghiottita dalle acque di un progetto di bacino”.
Proprio così: Limón de Chagres, con le sue 62 case in legno, una piccola chiesa coloniale, un cimitero, un centro sanitario e una scuola, sarà uno dei primi insediamenti sommersi dalla costruzione del nuovo bacino artificiale del Río India entro il 2028. In totale, sommergerà 4.600 ettari di terra e 38 villaggi.
Perché tutto ciò? Perché è necessario garantire acqua al Canale di Panama in un’epoca segnata da siccità sempre più frequenti.
La crisi idrica
Il Canale di Panama è una delle infrastrutture marittime più importanti del pianeta: collega l’Oceano Atlantico e il Pacifico e permette il passaggio di circa il 5% delle merci mondiali. Il suo funzionamento, però, dipende dall’acqua dolce. Le chiuse vengono alimentate dai laghi artificiali Gatún e Alhajuela, ma negli ultimi anni la diminuzione delle precipitazioni ha messo sotto pressione il sistema.
Nel 2016, 2019 e 2023 la scarsità d’acqua ha costretto le autorità a ridurre il numero dei transiti delle navi e a limitarne il carico. Il cambiamento climatico sta rendendo queste situazioni sempre più frequenti: nel 2026, anche il ritorno del fenomeno climatico El Niño ha contribuito a modificare il regime delle piogge, spingendo le autorità a ridurre temporaneamente il numero di navi che attraversano il canale.
Il nuovo bacino del Río Indio dovrebbe quindi diventare una strategia per garantire il futuro della rotta commerciale.
Migliaia di persone rischiano di perdere le proprie case
Il costo del progetto è stimato in circa 1,3 miliardi di euro. Secondo l’Autorità del Canale di Panama (ACP), saranno circa 2.500 le persone da trasferire (ma le comunità locali contestano questa cifra e sostengono che gli abitanti coinvolti potrebbero essere almeno 13.500). Un problema urgente, dunque, per le abitazioni, ma anche e soprattutto il rapporto con il territorio. Qui, molte famiglie vivono di agricoltura, pesca e piccoli allevamenti. Perdere le terre vicino al fiume significa perdere una fonte di sostentamento costruita nel corso delle generazioni.
Quando partiremo? Dove andremo? Chi costruirà le nostre nuove case? E di cosa vivremo una volta perse le nostre terre?, sono alcune delle domande sollevate dagli abitanti delle comunità coinvolte.
L’Autorità del Canale assicura invece che le famiglie riceveranno terreni equivalenti o compensazioni economiche e che saranno destinati circa 350 milioni di euro al sostegno dei nuclei trasferiti.
L’allarme degli ambientalisti
Oltre all’impatto sociale, il progetto solleva preoccupazioni ambientali. Il bacino del Río Indio si trova infatti in un’area collegata al Corridoio biologico mesoamericano, una vasta rete di foreste che attraversa l’America centrale e ospita numerose specie animali. Secondo gli ambientalisti, il nuovo lago potrebbe mettere in pericolo oltre 237 specie di uccelli, 35 rettili e 49 mammiferi, tra cui puma, giaguari, ocelot e il tapiro di Baird, il più grande mammifero terrestre dell’America centrale.
L’Autorità del Canale sostiene che saranno adottate misure di compensazione ambientale, tra cui il rimboschimento di un’area doppia rispetto a quella sommersa e interventi per mantenere i corridoi di passaggio degli animali. Lo studio definitivo sull’impatto ambientale è previsto per dicembre 2026.
Da oltre un anno e mezzo gli abitanti delle zone coinvolte stanno protestando contro il mega progetto, sostenuto, nemmeno a dirlo, dalle autorità locali secondo le quali sarebbe necessario per proteggere una infrastruttura fondamentale per l’economia nazionale e internazionale.
La costruzione del nuovo lago del Río Indio mette così il Panama davanti a una delle sfide più complesse dell’era della crisi climatica: come adattare le grandi infrastrutture ai cambiamenti ambientali senza lasciare indietro le comunità che vivono nei territori coinvolti?