Nella notte di giovedì 20 agosto 2026, una violenta tromba d’aria accompagnata da pioggia battente si è abbattuta su Pistoia, causando ingenti danni materiali e sradicando strutture in tutta la zona. A pagare uno dei prezzi più alti è stato il Rifugio del Cane di via Agati, gestito dalla sezione locale dell’Enpa. La furia del vento ha scoperchiato i tetti e travolto diversi box, accanendosi in particolare sulla storica ala dell’isolamento, il cui soffitto è completamente crollato insieme alle tettoie di copertura.
Quell’area non rappresenta un semplice edificio murario, ma un simbolo storico per la città: fu realizzata negli anni ’60, in seguito alla decisione presa dal Comune di Pistoia nel 1959 di abolire la soppressione dei cani randagi per affidarli alle cure della protezione animali. Fortunatamente, i cani ospitati sono rimasti tutti miracolosamente illesi.
Il piccolo Raffaele e la busta che ha commosso i volontari
In questo scenario di devastazione è emersa la storia di Raffaele, un bambino di soli 6 anni diventato il simbolo della rinascita del rifugio. Colpito dalle immagini dei canili danneggiati, il piccolo si è presentato personalmente alla struttura portando con sé tutti i suoi risparmi personali. Raffaele ha consegnato ai volontari una busta chiusa, preparata con l’aiuto dei genitori, su cui campeggiava la scritta “Per i canini del canile, da Raffaele“.
Un gesto spontaneo, privo di retorica, che ha profondamente toccato l’animo degli operatori. Come sottolineato da Federica Ammannati, vicepresidente dell’Enpa Pistoia, l’atto di Raffaele ha ricordato a tutti il valore fondamentale dell’empatia e della tutela verso chi non ha voce, infondendo enorme coraggio a chi lavora quotidianamente al rifugio.
Solidarietà virale: 30mila euro raccolti in 48 ore
L’appello disperato lanciato sui canali social dal Rifugio del Cane ha innescato una vera e propria gara di solidarietà su internet. La campagna di crowdfunding aperta sulla piattaforma GoFundMe ha raggiunto la quota prefissata di 30.000 euro in poco più di 48 ore, grazie al contributo di 860 donatori.
Accanto alla piattaforma online, la comunità si è attivata con molteplici iniziative private: dalla vendita di peluche a giornate dedicate ai tatuaggi con incasso parzialmente devoluto alla ricostruzione. Nonostante la straordinaria risposta pubblica, Federica Ammannati ha precisato che i fondi ottenuti copriranno solo una parte delle spese reali. I costi finali per mettere a norma gli impianti, ricostruire l’isolamento e coinvolgere ingegneri e tecnici della sicurezza saranno decisamente superiori rispetto alle prime stime a caldo.