Un topo morto nella busta di insalata acquistata al supermercato. Lo segnala Food for profit, allertata a sua volta da un cittadino di St. Moritz.
Dopo aver comprato alla Coop Svizzera (che non ha niente a che fare con Coop Italia, ci tiene a precisare FfP) una apparente innocua confezione di valeriana, un uomo si è ritrovato davanti agli occhi una scena inquietante: un roditore senza vita tra le foglie.
Leggi anche: Se compri l’insalata in busta la lavi prima di condirla? Ti spiego perché potrebbe essere un paradosso
Proprio lì, in un Paese come la Svizzera la cui legge federale vieta di mettere in commercio alimenti non idonei o con corpi estranei considerati pericolosi e dove una Ordinanza sull’igiene impone alle aziende drastiche misure contro i parassiti. Dunque, com’è stato mai possibile che un topo superasse tutta la filiera, a partire dalla raccolta fino alla logicistica, con in mezzo il lavaggio, il confezionamento e (a questo punto inesistenti) controlli?
Secondo quanto dice Food for Profit, Coop Svizzera avrebbe risposto al malcapitato parlando solo di un “rischio residuo” che non si può evitare al 100% dal momento che le loro strutture agricole sarebbero aperte. La stessa Food for Profit ha chiesto spiegazioni al Cantone dei Grigioni, ma da qui hanno risposto picche.
Al di là del singolo episodio, che andrà chiarito dalle autorità competenti, il caso offre l’occasione per ricordare alcuni aspetti poco conosciuti sulle insalate in busta, spesso percepite come sicure perché etichettate come “lavate e pronte al consumo”.
Perché le insalate in busta meritano attenzione
Le insalate confezionate rappresentano una soluzione pratica e veloce, ma la lavorazione industriale non elimina del tutto i rischi microbiologici.
Le verdure in busta sono più vulnerabili rispetto a un cespo intero per diversi motivi:
- il taglio delle foglie elimina parte della loro naturale barriera protettiva
- la fuoriuscita della linfa vegetale crea un ambiente favorevole alla crescita dei batteri
- l’umidità all’interno della confezione accelera la proliferazione dei microrganismi
- eventuali contaminazioni possono verificarsi già durante coltivazione, raccolta o lavorazione
I principali patogeni associati alle verdure crude sono Listeria monocytogenes, Salmonella ed Escherichia coli, ma anche virus come norovirus ed epatite A.
Come essere sicuri di quello che si compra?
Se proprio vogliamo acquistare insalate confezionate, per ridurre i rischi è consigliabile:
- acquistare confezioni perfettamente integre
- conservarle sempre in frigoriferoù
- consumarle il prima possibile, senza attendere gli ultimi giorni di scadenza
- lavare le foglie prima di mangiare se sulla confezione è segnalato
- eliminare il prodotto se presenta alterazioni
E la questione ambientale?
Oltre agli aspetti igienico-sanitari, l’insalata in busta presenta anche altri limiti. Il prezzo è generalmente superiore rispetto all’acquisto di lattuga fresca sfusa e le confezioni monouso comportano un maggiore utilizzo di plastica.
Quando possibile, scegliere insalata fresca di stagione e lavarla autonomamente può rappresentare una soluzione più economica e con un impatto ambientale inferiore.
Il caso segnalato a St. Moritz resta, allo stato attuale, un episodio isolato. Tuttavia, ricorda quanto sia importante non considerare le insalate confezionate come prodotti esenti da rischi. Una corretta conservazione, un consumo rapido e qualche semplice precauzione in cucina restano strumenti efficaci per ridurre la probabilità di contaminazioni e consumare questi alimenti in maggiore sicurezza.