Truffa del pellet: sacchi a meno di 4 euro e bancali che non arrivano, attenzione ai falsi e-commerce che spariscono dopo il pagamento

Con l’arrivo dei primi freddi torna anche uno dei raggiri più frequenti legati alla stagione del riscaldamento: falsi siti di vendita, offerte molto più basse rispetto ai normali prezzi di mercato e bancali di pellet che, dopo il pagamento, non vengono mai consegnati.

AIEL, l’Associazione Italiana Energie Agroforestali, segnala di aver ricevuto nelle ultime settimane diverse richieste da parte di consumatori che avevano acquistato pellet online a condizioni particolarmente vantaggiose, salvo poi perdere ogni contatto con il venditore.

In molti casi il meccanismo è simile: il sito appare credibile, utilizza nomi e immagini di aziende reali, propone uno sconto difficile da ignorare e chiede il pagamento anticipato; una volta incassato il denaro, però, la consegna non parte e i recapiti smettono di funzionare.

Hai già pagato? Le prime cose da fare

La prima mossa è contattare immediatamente la banca o il gestore utilizzato per il pagamento, perché in alcuni casi può essere ancora possibile bloccare l’operazione oppure contestarla; non esiste però una garanzia di recuperare la somma versata, soprattutto quando il pagamento è stato effettuato tramite bonifico verso un conto sconosciuto, mentre carte e altri sistemi tracciabili possono offrire strumenti di tutela più efficaci.

È importante, nello stesso momento, conservare tutta la documentazione disponibile: ricevute, contabili bancarie, conferme d’ordine, fatture, messaggi, e-mail e conversazioni su WhatsApp o Telegram; conviene salvare anche le schermate del sito, dell’annuncio, del prezzo indicato e dei contatti utilizzati dal presunto venditore, perché il sito potrebbe sparire nel giro di poco tempo.

Se il venditore è diventato irreperibile e la merce non è arrivata, il passo successivo è rivolgersi alle Forze di polizia e presentare denuncia, portando con sé tutto il materiale raccolto; per le frodi avvenute online è possibile rivolgersi anche alla Polizia Postale. La segnalazione non serve soltanto a tutelare chi ha subito il danno, ma può aiutare a individuare siti, conti correnti e identità già utilizzati per colpire altri consumatori.

Può essere utile avvisare anche un’associazione dei consumatori e, quando il sito utilizza nome, logo o dati di una società realmente esistente, contattare direttamente quell’azienda attraverso i suoi recapiti ufficiali: non è raro, infatti, che le imprese siano a loro volta vittime di furto d’identità e scoprano solo dopo le prime segnalazioni che qualcuno sta vendendo pellet fingendosi loro.

Un altro punto da non sottovalutare riguarda le richieste successive al primo pagamento: chi mette in piedi queste frodi può tornare a contattare la vittima sostenendo che servano altri soldi per sbloccare la spedizione, pagare una fantomatica assicurazione o completare pratiche doganali; in questi casi non bisogna effettuare altri versamenti né inviare documenti personali.

Quando un mancato arrivo può essere il segnale di una truffa

Un ritardo nella consegna, da solo, non basta per parlare di frode; prima è sempre opportuno verificare di aver contattato il venditore tramite i canali ufficiali e chiedere chiarimenti sullo stato dell’ordine.

I segnali diventano però molto più preoccupanti quando si presentano insieme: il venditore non risponde più dopo aver ricevuto il pagamento; il sito viene disattivato o cambia improvvisamente; l’unico contatto disponibile è un numero WhatsApp o Telegram; l’IBAN appartiene a un soggetto diverso dall’azienda indicata nell’offerta; il prezzo, infine, era nettamente inferiore a quello praticato dal resto del mercato ed era accompagnato da messaggi come “ultimi bancali disponibili” o “offerta valida solo oggi”.

Il problema è reso più difficile da riconoscere dal fatto che molti siti fraudolenti non inventano necessariamente un’azienda da zero: spesso copiano nome, partita IVA, fotografie, cataloghi e loghi di operatori reali, creando negozi online apparentemente affidabili; di conseguenza, trovare in rete una società realmente esistente non basta a dimostrare che il sito dal quale si sta acquistando appartenga davvero a quella società.

I controlli da fare prima di comprare pellet online

Il primo elemento da valutare resta il prezzo: se un’offerta è molto più conveniente rispetto a tutte le altre, soprattutto quando comprende anche la consegna gratuita in tutta Italia, è opportuno fermarsi prima di pagare e verificare con attenzione chi c’è dietro.

Bisogna controllare ragione sociale, partita IVA, indirizzo, numero di telefono e indirizzo e-mail, evitando di utilizzare soltanto i contatti riportati sull’annuncio; è preferibile cercare autonomamente l’azienda, individuare il suo sito ufficiale e chiamare direttamente il numero pubblicato sui canali verificati.

Per il pellet certificato ENplus® è possibile effettuare un controllo ulteriore attraverso il database ufficiale: il codice dell’operatore, il sito internet, l’indirizzo e-mail e il numero di telefono devono corrispondere a quelli riportati nell’offerta. È inoltre disponibile una blacklist dei soggetti già segnalati; l’app ENplus® consente anche di confrontare la grafica del sacco con quella registrata dall’azienda, un dettaglio utile perché i truffatori possono riutilizzare confezioni vecchie oppure riprodurle in modo non corretto.

Particolare attenzione va riservata anche all’IBAN: se il conto indicato nella fattura o nell’ordine non appare coerente con l’azienda venditrice, oppure è diverso da quello comunicato normalmente dall’impresa, è opportuno chiedere conferma attraverso contatti ufficiali prima di effettuare il bonifico.

Per ridurre il rischio conviene infine acquistare tramite siti ufficiali, rivenditori riconosciuti o operatori presenti su AIELfinder, privilegiando quando possibile il pagamento alla consegna oppure strumenti tracciabili che permettano di contestare una transazione; anche siti realizzati in modo approssimativo, pieni di errori, testi poco credibili o immagini incoerenti devono essere considerati un campanello d’allarme, soprattutto quando vengono associati a prezzi troppo bassi per essere realistici.

Come ricorda Matteo Favero, responsabile dell’area biocombustibili e certificazioni di qualità di AIEL, il momento decisivo resta quello che precede il pagamento: incrociare alcuni dati prima di acquistare permette spesso di individuare le offerte sospette e tutela, oltre ai consumatori, anche le aziende serie il cui nome viene utilizzato abusivamente dai truffatori.

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