Lo stadio di Budapest si conferma terra di conquiste per Gianmarco Tamberi, capace di firmare un trionfo memorabile nella prima edizione degli Ultimate Championship. L’azzurro ha sbaragliato la concorrenza internazionale nel salto in alto superando la misura di 2.37 metri, che non solo gli ha permesso di vincere ma anche di ottenere la miglior prestazione mondiale dell’anno.
La gara è stata gestita con una lucidità tecnica impressionante: dopo aver superato senza sbavature le quote preliminari, il campione azzurro ha centrato il 2.30 al secondo tentativo e ha poi imposto il proprio ritmo volando oltre i 2.33 e 2.35 metri al primo assalto. Nemmeno il tempo di metabolizzare l’emozione che è arrivato il 2.37 alla seconda prova, un salto che ha ipotecato il gradino più alto del podio lasciandosi alle spalle lo statunitense JuVaughn Harrison, fermatosi a quota 2.30. Spinto dal calore della famiglia in tribuna, Tamberi ha tentato l’assalto al nuovo record italiano di 2.41, dimostrando di possedere una condizione fisica smagliante e rilanciando grandi ambizioni per i prossimi appuntamenti internazionali, a partire dai Giochi Olimpici di Los Angeles.
La storica impresa negli 800 metri firmata da Francesco Pernici
Se il salto in alto ha esaltato l’esperienza e il carisma del capitano azzurro, la pista degli 800 metri ha consacrato il talento cristallino di Francesco Pernici. In una finale corsa su ritmi infernali imposti sin dalle prime battute dal canadese Marco Arop e vinta dall’algerino Djamel Sedjati in 1’41″91, il mezzofondista bresciano ha disputato una prova tatticamente perfetta.
Nel rettilineo finale, sfruttando una progressione bruciante, Pernici ha superato tutti gli specialisti europei in gara chiudendo in quinta posizione assoluta, ma fermando il cronometro su uno stratosferico 1’42″67. Questo tempo gli permette di abbattere per la prima volta nella storia dell’atletica italiana il muro dell’1’43, polverizzando il suo precedente primato nazionale stabilito nel mese di luglio. Un risultato straordinario che incorona l’azzurro come il miglior interprete europeo della specialità e certifica la bontà di una crescita tecnica ormai senza confini.