Nel 2026 il 33,7% degli italiani dichiara di vivere con almeno un animale domestico. Un anno fa era il 40,5%. Sono 6,8 punti percentuali in meno, che bastano a riportare i pet nelle nostre case sui livelli già visti in altri anni dell’ultimo decennio. C’è però una nota stonata: mentre cala la quota di chi ne accoglie almeno uno, per mantenerlo serve sempre più denaro. E i gatti, lo sappiamo, non accettano pagamenti in fusa.
Sono alcuni dei dati raccolti dalla Fondazione Eurispes nel Rapporto Italia 2026, ripresi in occasione della Giornata mondiale degli animali del 4 ottobre. La fotografia riguarda persone intervistate nelle indagini campionarie Eurispes: descrive le risposte del campione e come cambiano nel tempo.
Meno italiani con un animale in casa, e il cane torna davanti al gatto
Il 17,6% degli intervistati dice di avere un solo animale, il 7,6% ne ha due e l’8,5% almeno tre. C’è chi, evidentemente, ha deciso che la casa è un’arca di Noè. Sommando le tre quote si arriva al 33,7%. Nel 2024 gli italiani con almeno un animale erano il 37,3%; nel 2025 erano saliti al 40,5%, per poi scendere quest’anno. Guardando più indietro, Eurispes registra oscillazioni continue, con punte nel 2016, nel 2021 e nel 2025. Negli anni della pandemia la quota aveva raggiunto il 39,5% nel 2020 e il 40,2% nel 2021, in una fase segnata da lockdown, smart working e molto più tempo trascorso in casa.
Sul divano, intanto, il cane torna davanti al gatto. Nel 2026 rappresenta il 41% degli animali posseduti, contro il 37,1% dei gatti. Nel 2025 le due specie erano appaiate al 37%: quest’anno i cani guadagnano quindi quattro punti percentuali. Molto più indietro arrivano uccelli (4,1%), tartarughe (4%), pesci (3,3%), criceti (2%), rettili e conigli (1,6%), cavalli (1,2%) e animali esotici (1,1%). Cani e gatti continuano quindi a occupare quasi tutto lo spazio disponibile nelle preferenze degli italiani.
Spendere meno di 30 euro al mese è diventato raro
Nel 2026 il 57,9% dei proprietari spende tra 31 e 100 euro al mese per il proprio animale e il 26,1% supera i 100 euro. Un 2,6% va oltre i 300. E qui, forse, c’entra davvero un cavallo. Solo il 16% riesce a rimanere sotto i 30 euro. Nel 2015, secondo la serie storica Eurispes, erano il 45,9%. In poco più di dieci anni quella fascia si è quindi ridotta a circa un terzo.
Il confronto non permette di attribuire tutta la crescita della spesa a una sola causa. Nel frattempo sono cambiati prezzi, abitudini di cura e mercato dei prodotti per animali. Eurispes richiama anche l’aumento dei prezzi e la congiuntura economica sfavorevole, mentre è cresciuta l’attenzione riservata ad alimentazione, salute e servizi.
L’alimentazione resta la voce principale: il 50,8% dei proprietari spende più di 50 euro al mese. Per le cure veterinarie i conti sono invece annuali: il 30,9% resta sotto i 30 euro l’anno, il 40,1% si attesta tra 31 e 100 euro e quasi il 30% supera i 100 euro.
Sugli extra si stringe la cinghia, o il guinzaglio: per abbigliamento, giochi, dog sitter e pensione gli italiani risultano più prudenti. La priorità è piuttosto chiara: prima crocchette e veterinario, poi, se avanza qualcosa, il cappottino. Ci sono anche le assicurazioni. Un quinto dei possessori di animali ha stipulato una polizza relativa alla tutela legale e alla responsabilità civile, un altro segnale di quanto il pet sia ormai entrato nella gestione ordinaria del bilancio familiare.
Quando i conti decidono se un animale può entrare in casa
Il peso dei costi si vede ancora meglio nei dati dell’anno precedente. Nel Rapporto Italia 2025, il 23% dei proprietari dichiarava di aver rinunciato a prendere altri animali per difficoltà economiche. Tra chi non ne aveva, l’11,4% diceva di aver desiderato accoglierne uno, ma di aver dovuto rinunciare per gli stessi motivi.
Questo non significa che il calo registrato nel 2026 dipenda interamente dai costi: i dati disponibili non permettono di stabilire un rapporto causale così diretto. Mostrano però che per una parte degli italiani la spesa necessaria è già diventata un criterio concreto nella decisione.
Nel Rapporto Italia 2024 il 20,3% dei proprietari dichiarava di aver raccolto il proprio animale dalla strada e il 19,4% di averlo preso in canile, gattile o strutture simili: insieme fanno quasi il 40%. L’acquisto in negozio era fermo al 12,8%.
Il confronto con il 2017 è piuttosto netto. Allora proprio il negozio rappresentava il canale più citato, con il 34,4%. Negli anni successivi sono cresciuti soprattutto strada e strutture di accoglienza, mentre il canale commerciale ha perso parecchio terreno.
E poi c’è un dato che racconta forse meglio di altri quanto sia cambiato il posto degli animali dentro le famiglie. Nel Rapporto Italia 2023 un proprietario su cinque, il 20,2%, dichiarava di aver preso seriamente in considerazione l’idea di destinare parte della propria eredità al proprio animale.
Dal cane da guardia al cane nelle disposizioni testamentarie il salto è parecchio lungo. Nel mezzo ci sono ciotole, medicine, assicurazioni, veterinari e una voce di spesa che negli ultimi dieci anni si è fatta decisamente più pesante. L’amore, si sa, non ha prezzo. Il veterinario sì.