Un Nobel per la Pace ai bambini di Gaza: la petizione raccoglie migliaia di adesioni

Camminano per strade oramai inesistenti, tra cumuli di macerie e puzza di morte, un paio di pantaloni stracciati e ai piedi nemmeno una parvenza di scarpa. Conoscono già la guerra che tutto annienta e il dolore dilaniante che piega il corpo in due. Non giocano. Non mangiano. Non vanno a scuola. Piangono, urlano per un pezzo di pane.

Continuiamo a non vedere ciò che sta accadendo ai bambini di Gaza. O a vederlo eccome, ma a scrollare immediatamente le notizie. Quella sofferenza non è la nostra, sono lontani, che possiamo farci. Il che è peggio.

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L’assuefazione è peggio. È peggio far finta di nulla, ché tanto nulla cambia, mentre intere generazioni, in realtà, a Gaza pagheranno per decenni il prezzo di questo massacro autentico.

Trecento giorni, trecento bambini uccisi

Secondo di dati elaborati da Unicef, almeno 300 bambini sarebbero stati uccisi a Gaza nei 300 giorni trascorsi dall’annuncio del cessate il fuoco nell’ottobre 2025. Una media di un bambino al giorno, nonostante l’accordo per la sospensione delle operazioni militari e il pieno accesso degli aiuti umanitari e dei soccorsi risalga a quasi 10 mesi fa.

Un cessate il fuoco che comporta la morte di un bambino in media ogni singolo giorno sta venendo meno alla sua funzione di proteggere i bambini – dice Edouard Beigbeder, Direttore regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa. Con altre centinaia di bambini feriti, molti dei quali gravemente, i bambini di Gaza stanno ancora aspettando la fine della violenza che era stata loro promessa.

Le famiglie sono costrette a vivere in appena un terzo della superficie della Striscia di Gaza, rifugiandosi in condizioni insicure tra edifici distrutti e cumuli di rifiuti. L’Unicef chiede che gli impegni annunciati per la nuova fase della tregua si traducano rapidamente in misure concrete: la cessazione delle uccisioni, l’ingresso senza ostacoli degli aiuti, la riapertura degli ospedali e il ritorno dei bambini a scuola in sicurezza.

Il Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza

Dare il Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza a tutti quelli travolti da una guerra che ha trasformato la loro infanzia in fame, lutti, ferite e sfollamenti.

È la proposta avanzata da Eugenio Mazzarella, filosofo, politico e poeta, professore emerito di filosofia teoretica all’Università di Napoli Federico II, e rilanciata da Avvenire. L’iniziativa sta rapidamente raccogliendo consensi: secondo il quotidiano, alla casella predisposta per aderire alla petizione sono arrivate oltre 3mila adesioni in poche ore, provenienti da cittadini comuni, docenti, professionisti, sacerdoti, religiose, sindaci ed esponenti politici.

Perché chiedere il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza

La proposta nasce con un obiettivo simbolico: impedire che i bambini coinvolti nel conflitto vengano ridotti a una sequenza di numeri. Nel rilanciare l’iniziativa, Avvenire richiama la condizione dei minori palestinesi che continuano a vivere tra violenza, malnutrizione, carenza di acqua pulita e assistenza sanitaria insufficiente.

Per Mazzarella e per chi sta aderendo, assegnare loro il Nobel significherebbe trasformare quei bambini nel simbolo della necessità di proteggere l’infanzia dalla guerra.

Tra le voci che hanno sostenuto la proposta c’è anche padre Ibrahim Faltas, direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa, secondo il quale un riconoscimento del genere darebbe valore alla memoria dei bambini che non sono sopravvissuti e al diritto a un futuro di pace di quelli rimasti.

Come aderire

La mobilitazione rilanciata da Avvenire invita chi vuole sostenere pubblicamente la proposta a inviare la propria adesione all’indirizzo:

[email protected]

La raccolta firme rappresenta un sostegno pubblico alla proposta e non coincide, di per sé, con la procedura ufficiale di candidatura al Nobel per la Pace. Sappiamo, infatti, che le candidature al premio seguono regole precise e possono essere presentate soltanto da determinate categorie di soggetti aventi diritto. La scelta finale spetta al Comitato norvegese per il Nobel, composto da cinque membri eletti dal Parlamento norvegese.

Secondo Avvenire, Mazzarella, in quanto professore universitario, rientrerebbe tra i soggetti che possono avanzare una candidatura secondo le regole del premio. Resta però una questione ulteriore: il Nobel viene normalmente attribuito a individui oppure organizzazioni, non genericamente a una popolazione nel suo insieme.

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