Un satellite ha ripreso in time-lapse l’eruzione di un vulcano rimasto inattivo per oltre 500 anni, il video è spettacolare

Il 25 dicembre 2025 il satellite NISAR ha puntato il suo radar sul Krasheninnikov, nella penisola russa della Kamchatka. Nei mesi successivi è tornato sullo stesso punto abbastanza spesso da trasformare l’eruzione in una sequenza: 17 immagini mostrano la lava riempire una depressione interna, superarne i bordi e allargarsi verso est come un ventaglio. Il vulcano era tornato in attività pochi mesi prima, dopo un silenzio durato quasi cinque secoli. La NASA ha pubblicato il time-lapse il 24 settembre 2026.

Il dettaglio che complica la storia arriva tre giorni prima dell’eruzione. Il 30 luglio 2025 un terremoto di magnitudo 8,8 aveva colpito l’oceano al largo della Kamchatka. Il 2 agosto il Krasheninnikov ha cominciato a eruttare. La vicinanza temporale è evidente; il rapporto di causa ed effetto, molto meno. La NASA scrive che il sisma avrebbe apparentemente “risvegliato” uno dei due vulcani, ma stabilire quanto abbia contribuito all’eruzione richiede molta più cautela.

Un vulcano che non eruttava dal Cinquecento

Il Krasheninnikov si trova nell’arco vulcanico della Kamchatka orientale, una delle regioni vulcanicamente più attive del pianeta. Secondo il Global Volcanism Program dello Smithsonian Institution, l’ultima eruzione confermata precedente risaliva approssimativamente al 1550. Quella iniziata nell’agosto 2025 è quindi la prima conosciuta da circa 475 anni.

Alle 16:50 del 2 agosto 2025, ora locale, dal cono settentrionale sono partite esplosioni con colonne di cenere alte inizialmente tra 3 e 4 chilometri sul livello del mare. Sul fianco nord-occidentale si è aperta anche una frattura da cui ha cominciato a uscire lava viscosa. Nelle ore successive alcune colonne di cenere hanno raggiunto gli 8-10 chilometri di quota, secondo il rapporto dello Smithsonian e dell’USGS sull’inizio dell’eruzione.

Quando NISAR ha iniziato a osservare regolarmente la zona, a Natale, l’attività andava quindi avanti già da quasi cinque mesi. Da quel momento il satellite è tornato due volte ogni dodici giorni, una durante il passaggio da sud a nord e una nella direzione opposta. Le 17 acquisizioni utilizzate per il video arrivano fino alla metà di agosto 2026.

La lava si vede anche sotto le nuvole

Le immagini hanno un aspetto piuttosto diverso dalle fotografie spettacolari di un’eruzione scattate dallo spazio. NISAR, missione congiunta della NASA e dell’agenzia spaziale indiana ISRO, utilizza infatti un radar ad apertura sintetica, che invia verso la superficie migliaia di impulsi a microonde ogni secondo e misura il segnale che ritorna indietro.

Nel time-lapse la lava appare più chiara del terreno circostante perché riflette il segnale radar in modo diverso dalla neve o dalla roccia scoperta. Ogni pixel corrisponde a una superficie di circa 10 metri per 10 metri, più o meno metà di un campo da tennis. E le nuvole, piuttosto frequenti sulla Kamchatka, smettono di essere un ostacolo importante: il radar può raccogliere dati anche attraverso la copertura nuvolosa.

La sequenza segue così il materiale mentre riempie una zona interna del cratere, trabocca in quella più ampia e continua ad allargarsi verso est. Compare anche una seconda colata diretta a nord-ovest, probabilmente formatasi prima della prima immagine acquisita da NISAR.

Un satellite che passa sopra quasi tutti i vulcani attivi

NISAR è stato lanciato il 30 luglio 2025 e orbita a circa 747 chilometri dalla Terra. Porta due sistemi radar, uno in banda L realizzato dalla NASA e uno in banda S fornito dall’ISRO. È la prima missione satellitare libera nello spazio a portare insieme radar che lavorano su queste due lunghezze d’onda.

Il radar in banda L, quello utilizzato per le immagini del Krasheninnikov, sfrutta onde più lunghe capaci anche di attraversare le chiome degli alberi e osservare il terreno sottostante. La missione NISAR è stata progettata per seguire cambiamenti della superficie terrestre, ghiacci, vegetazione e fenomeni naturali come terremoti, frane ed eruzioni vulcaniche.

Secondo la NASA, la sua copertura permette di osservare praticamente tutti i circa 1.300 vulcani attivi sopra il livello del mare. Per Matthew Pritchard, geofisico della Cornell University e membro del team scientifico NISAR che ha analizzato questi dati, il vantaggio sta soprattutto nella regolarità: stesso luogo, intervalli ravvicinati e due direzioni di osservazione.

Per un vulcano remoto rimasto tranquillo abbastanza a lungo da non avere una rete di strumenti fitta come quella dei vicini più irrequieti, significa avere improvvisamente un paio d’occhi a 747 chilometri di altezza.

Il time-lapse racconta soprattutto dove è arrivata la lava e come è cambiata la superficie nel corso dei mesi. Non risolve invece la domanda più difficile sull’inizio dell’eruzione: quanto abbia contato davvero quel terremoto di magnitudo 8,8 avvenuto appena tre giorni prima. Dopo quasi cinque secoli di silenzio, il Krasheninnikov si è rimesso in movimento. Questa volta, però, sopra di lui passava regolarmente un radar.

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