Una isola galleggiante ricoperta di alberi è apparsa in un lago del Canada e poi scomparsa dai satelliti improvvisamente

Un pezzo di bosco lungo 140 metri si è staccato, ha cominciato a navigare in mezzo a un lago canadese ed è sparito dalle immagini satellitari. Poi è riapparso una trentina di chilometri più lontano. È successo nel Williston Reservoir, enorme bacino artificiale della Columbia Britannica, dove nelle ultime settimane una massa ricoperta di alberi ha fatto qualcosa che di solito ci aspettiamo dalle barche: spostarsi.

Le prime immagini erano così improbabili che perfino Bob Gammer, responsabile delle relazioni con le comunità per B.C. Hydro, la società che gestisce il bacino, aveva pensato alla possibilità di un video generato con l’intelligenza artificiale. Del resto siamo nel 2026 e ormai vedere una foresta che galleggia richiede almeno un controllo.

Il controllo è arrivato dallo spazio. Le immagini della missione europea Copernicus Sentinel-2 hanno confermato che il 21 luglio quella cosa era davvero lì, nel corpo principale del bacino, circa 100 chilometri a ovest della diga W.A.C. Bennett. Misurava circa 70 metri per 140, quasi 9.800 metri quadrati. Poi, il 5 agosto, non c’era più.

Più che un’isola, una zattera con gli alberi sopra

Chiamarla “isola” rende bene l’idea quando la si guarda. Dal punto di vista fisico è probabilmente qualcosa di meno romantico e parecchio più interessante: una gigantesca zattera vegetale, formata da terreno, radici, tronchi e materiale organico abbastanza compatto da sostenere piante e alberi.

Il meccanismo ipotizzato da B.C. Hydro parte dalle rive. Nel corso degli anni tronchi e detriti possono ammassarsi in zone riparate, intrappolare sedimenti e materia organica e trasformarsi lentamente in una superficie sulla quale la vegetazione riesce a insediarsi. Le radici fanno il resto, legando insieme il materiale. Poi arriva abbastanza acqua e l’intero blocco può sollevarsi.

Quest’estate di acqua ne è arrivata parecchia. Il Williston Reservoir ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 14 anni, dopo un inverno ricco di neve e piogge estive persistenti. Tra giugno e luglio B.C. Hydro ha anche utilizzato gli sfioratori della diga per gestire l’afflusso.

La società spiega nella sua pagina dedicata al Williston Reservoir che il livello del bacino raggiunge normalmente il massimo verso agosto, dopo lo scioglimento della neve, e può oscillare anche di 18 metri durante l’anno. Avverte inoltre chi naviga della presenza di tronchi e detriti galleggianti e sommersi e dell’instabilità di alcune sponde.

In un suo monitoraggio sul legname nel bacino, B.C. Hydro descrive proprio questo meccanismo: durante l’abbassamento dell’acqua grandi quantità di materiale legnoso rimangono sulle sponde e possono tornare a galleggiare quando il livello risale in primavera e in estate. La gigantesca massa avvistata quest’anno potrebbe essere la versione decisamente più ambiziosa dello stesso fenomeno.

Il dettaglio curioso: B.C. Hydro aveva già studiato delle “isole galleggianti”

Per dimensioni, alberi e posizione in pieno bacino quella osservata quest’estate resta un evento fuori dal comune. Le isole galleggianti, però, non sono del tutto sconosciute neppure al Williston Reservoir.

Nei documenti di monitoraggio ambientale commissionati dalla stessa B.C. Hydro compare addirittura una categoria chiamata Floating Island. Nel 2014, nell’area di Airport Lagoon, i ricercatori avevano osservato masse galleggianti costituite da suolo organico e detriti legnosi. Un rapporto successivo le descrive come strutture persistenti composte da materia organica, legno grossolano e terreno minerale, sulle quali nel tempo si erano stabiliti anche arbusti come i salici.

Quelle formazioni erano molto più piccole: nel monitoraggio occupavano meno dello 0,1% dell’area analizzata e si erano progressivamente ridotte fino a non essere più visibili nel 2018. Però chiariscono un dettaglio importante. Un pezzo di vegetazione può davvero costruirsi il proprio pavimento galleggiante, senza bisogno di terremoti, vulcani sottomarini o Photoshop.

Dove era finita l’isola

Dopo il 21 luglio B.C. Hydro ha continuato a controllare il bacino, ma nelle immagini disponibili all’inizio di agosto la massa non compariva più. Una delle ipotesi formulate subito era che il vento l’avesse spinta contro un tratto di costa, rendendola molto più difficile da distinguere dall’alto.

È sostanzialmente ciò che è accaduto. Il 31 agosto è arrivata la conferma del ritrovamento: l’isola era finita circa 30 chilometri a nord-ovest rispetto all’ultimo punto in cui era stata localizzata, nella zona dell’Ospika, uno dei corsi d’acqua che alimentano il bacino. La massa risultava ancora sostanzialmente integra.

Il vento è il candidato principale per spiegare il viaggio. Nel Williston Reservoir può alzarsi rapidamente e generare onde superiori ai due metri, tanto che B.C. Hydro dedica una parte consistente delle sue indicazioni ai rischi per le imbarcazioni. Spostare lentamente una zattera di radici e legname da quasi un ettaro sembra molto più difficile che spostare una barca. Basta darle qualche settimana.

Ed è proprio un diportista ad aver permesso di accorgersi della sua presenza. Rocky Avery, residente della zona, ha diffuso il video ricevuto da un amico anche per avvertire i partecipanti a una gara di pesca imminente. Dice di frequentare quell’area da circa quarant’anni e di non aver mai visto nulla del genere.

Il problema pratico era meno poetico della foresta errante: una massa lunga 140 metri in mezzo al percorso di una barca è un ostacolo, soprattutto in un bacino nel quale tronchi semisommersi e altri detriti sono già un pericolo noto.

Ora è ferma. Il lago, invece, continua a muoversi

Per la diga W.A.C. Bennett non risultano rischi immediati. L’isola si trova lontano dagli impianti e B.C. Hydro continuerà a seguirne gli eventuali spostamenti. Potrebbe restare incastrata lungo la costa, frammentarsi oppure, con vento e acqua sufficienti, rimettersi in viaggio.

Il Williston è abbastanza grande da rendere possibile persino perdere di vista quasi un ettaro di vegetazione: ha una superficie di circa 1.770 chilometri quadrati ed è uno dei maggiori bacini artificiali del mondo. La stessa B.C. Hydro lo descrive come talmente vasto da essere visibile dallo spazio.

Alla fine il mistero ha perso quasi tutto il soprannaturale e guadagnato parecchia ecologia. L’isola esisteva, i satelliti l’hanno vista, il vento l’ha spostata e l’acqua alta potrebbe averla liberata dalla riva. Una foresta che naviga sembra una cosa inventata dall’IA. Stavolta l’IA non serviva.

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