Tra 145mila e 193mila chilometri, il 16,5% delle auto elettriche esaminate non ha superato il controllo periodico. Per le auto a benzina della stessa età e con percorrenza analoga, la quota è salita al 22,1%. Superati i 193mila chilometri la distanza cresce ancora: 16% contro 23,5%. Il contachilometri continua a fare una certa impressione, i dati un po’ meno.
I numeri arrivano da un’analisi su 47,4 milioni di test MOT, commissionata dalla British Vehicle Rental and Leasing Association (BVRLA), associazione britannica del settore del noleggio e leasing, e realizzata dall’organizzazione di ricerca sui trasporti New AutoMotive utilizzando i dati ufficiali della Driver and Vehicle Standards Agency. Il campione riguarda la Gran Bretagna e comprende controlli effettuati tra luglio 2024 e luglio 2026.
Il MOT è il controllo britannico sull’idoneità di un veicolo alla circolazione, per molti aspetti paragonabile alla nostra revisione: verifica freni, pneumatici, sterzo, sospensioni, luci e altri requisiti di sicurezza. In Gran Bretagna, per la maggior parte delle auto, arriva al terzo anno dalla prima immatricolazione e poi ogni anno.
La differenza comincia a vedersi intorno ai 100mila chilometri
Il dato interessante compare quando età e chilometraggio vengono considerati insieme. Guardando semplicemente tutti i test, infatti, le elettriche sembrano partire con un vantaggio enorme: 13,5% di bocciature contro il 21,4% delle benzina. Confronto poco utile, perché il parco elettrico britannico è molto più giovane: l’auto elettrica sottoposta a MOT ha in media 4,6 anni, quella a benzina 10,4.
Anche controllare soltanto gli anni non basta. A tre anni, per esempio, le elettriche arrivano al primo MOT con una percorrenza mediana di circa 43.500 chilometri, contro poco meno di 33mila delle benzina. Molte provengono da flotte aziendali, leasing e servizi che macinano parecchia strada.
Quando gli autori confrontano auto della stessa fascia d’età, tra tre e otto anni, e con chilometraggi simili, le differenze iniziali quasi spariscono. Tra 32mila e 64mila chilometri le percentuali di bocciatura sono molto vicine. Poi le strade si separano. Tra circa 97mila e 145mila chilometri, il 16,1% delle elettriche fallisce il MOT contro il 19,1% delle benzina. Tra 145mila e 193mila chilometri si passa al 16,5% contro il 22,1%. Sopra quella soglia le elettriche restano attorno al 16%, mentre le benzina raggiungono il 23,5%.
Una possibile spiegazione sta anche nella meccanica più semplice della trazione elettrica. Con l’aumentare dei chilometri, le auto a combustione accumulano potenziali problemi su componenti che un’elettrica semplicemente non possiede, a partire da scarico e sistemi di controllo delle emissioni. Nel rapporto, oltre i 145mila chilometri, si registrano 3,8 difetti legati a scarico ed emissioni ogni 100 test sulle benzina. Sulle elettriche, inevitabilmente, zero.
Gli pneumatici sono il loro tallone d’Achille
Le auto elettriche, però, non escono dal controllo con la pagella immacolata. I difetti agli pneumatici risultano circa 1,8 volte più frequenti rispetto alle benzina. Tra i veicoli con oltre 145mila chilometri, l’analisi registra 9,4 difetti ogni 100 MOT per le elettriche e 5,4 per le benzina. Gli autori collegano la differenza soprattutto al peso delle batterie, alla coppia immediatamente disponibile e, nei modelli elettrici derivati da vecchie piattaforme nate per motori a combustione, alla progettazione del telaio.
Va diversamente per le sospensioni. I dati raccolti non mostrano il temuto aumento di problemi dovuto semplicemente al maggiore peso: tra 97mila e 145mila chilometri compaiono 4,7 difetti ogni 100 controlli sulle elettriche, contro 6,1 sulle benzina.
C’è poi una curiosità sui freni. La frenata rigenerativa riduce molto il lavoro affidato a dischi e pinze, tanto che sulle elettriche più utilizzate i difetti sono nettamente inferiori. Quando l’auto invecchia percorrendo pochi chilometri, però, l’effetto può capovolgersi: i freni tradizionali vengono usati poco e possono soffrire di corrosione. Dai dieci anni in poi, nel gruppo a bassa percorrenza analizzato, i difetti ai freni delle elettriche superano quelli delle auto a benzina.
Il MOT non dice come sta la batteria
Qui serve un confine importante. Passare meglio il MOT non significa automaticamente avere una batteria in condizioni migliori, né dimostra che un’elettrica abbia meno guasti di qualunque tipo.
Il controllo britannico non misura lo stato di salute della batteria, la sua perdita di capacità, le prestazioni del caricatore di bordo o la velocità di ricarica rapida. Il database non registra neppure guasti avvenuti su strada, problemi software o interventi in garanzia che non coincidono con un MOT. Sono limiti indicati dagli stessi autori del rapporto.
Per chi guarda un’elettrica usata, quindi, il chilometraggio racconta soltanto una parte della storia. Cronologia della manutenzione, condizioni degli pneumatici e soprattutto stato di salute della batteria restano controlli separati.
Quello che i 47,4 milioni di test britannici mettono seriamente in discussione è un automatismo vecchio quanto il mercato dell’usato: molti chilometri uguale auto meccanicamente alla frutta. Almeno nei controlli di idoneità alla circolazione, dopo circa 100mila chilometri le elettriche smettono di inseguire. E cominciano, piuttosto nettamente, a passare davanti.
Fonte: BVRLA