Uova da galline in gabbia, addio: anche l’ultimo grande gruppo di supermercati italiani annuncia finalmente lo stop

Anche Gruppo VéGé prende pubblicamente posizione contro le uova provenienti da galline allevate in gabbia. Il gruppo ha annunciato un percorso per eliminare progressivamente questi prodotti dai propri approvvigionamenti, aggiungendo però un impegno particolarmente interessante: escludere anche i cosiddetti sistemi combinati, che possono rientrare nella categoria delle uova “allevate a terra”.

La decisione arriva dopo il confronto con Animal Equality Italia e completa, secondo l’organizzazione, il quadro degli impegni cage-free assunti dai principali operatori della grande distribuzione presenti in Italia. Ma attenzione: dire che la GDO italiana ha annunciato il superamento delle uova da gabbia non significa che queste siano già scomparse da tutti gli scaffali.

Per VéGé, infatti, la transizione avrà tempi diversi a seconda dei prodotti e delle imprese associate.

Cosa ha deciso Gruppo VéGé sulle uova da galline in gabbia

L’impegno annunciato nei giorni scorsi prevede che Gruppo VéGé utilizzi esclusivamente uova provenienti da sistemi di allevamento senza gabbie, escludendo esplicitamente anche i sistemi combinati.

Per le uova fresche a marchio proprio, l’obiettivo indicato è arrivare alla completa eliminazione delle forniture provenienti da allevamenti in gabbia entro il 2026.

Per le imprese associate, invece, il percorso sarà più lungo e l’obiettivo finale è fissato al 2034. Il gruppo ha inoltre dichiarato che pubblicherà ogni anno i progressi compiuti, indicando la percentuale di conversione alle uova provenienti da sistemi senza gabbie. Secondo le stime riportate da Animal Equality, l’impegno riguarda oltre 1,4 milioni di galline ovaiole.

Per capire la portata della decisione bisogna considerare anche le dimensioni di VéGé. Il gruppo non è infatti una singola insegna, ma una realtà della Distribuzione Moderna Organizzata che riunisce 32 imprese e un’ampia rete di punti vendita in Italia. Sul proprio sito indica attualmente più di 3500 punti vendita, tra ipermercati, supermercati, negozi specializzati e cash & carry.

La rete comprende numerose insegne e realtà locali e nazionali come ad esempio Bennet, Dodecà, Decò, Maxi, Migross, Sidis, Tosano, Supermercati Piccolo, Iper Futura, Iper Nonna Isa, Super W, Eurospesa, Il Tulipano e Pick Up, oltre a molte altre insegne territoriali.

Perché è importante anche l’esclusione dei sistemi combinati

VéGé ha deciso di escludere anche i sistemi combinati, ma cosa significa esattamente?

Per capirlo bisogna partire dal codice stampato sul guscio. 0 indica le uova biologiche, 1 quelle da galline allevate all’aperto, 2 quelle da allevamento a terra e 3 quelle provenienti da galline allevate in gabbia. È il sistema di identificazione previsto dalla normativa europea per le uova destinate al consumo.

Il codice, però, non racconta ogni dettaglio delle condizioni di allevamento. Anche all’interno della categoria “a terra” possono infatti esserci strutture molto diverse tra loro. Le galline possono vivere in capannoni organizzati su uno o più livelli, con possibilità di accedere a nidi, posatoi e lettiera.

Tra queste strutture rientrano anche i cosiddetti sistemi combinati. Si tratta di impianti multipiano nei quali alcuni elementi mobili consentono di modificare la configurazione degli spazi a disposizione degli animali. In determinate condizioni le galline possono quindi muoversi tra i vari livelli e nell’area del capannone, mentre la struttura può anche essere configurata in modo da limitarne gli spostamenti all’interno dei moduli.

Il punto è che questa caratteristica non emerge dal semplice codice 2. Anche le uova provenienti da sistemi combinati possono infatti essere vendute come uova da galline allevate a terra. Per chi acquista, quindi, il numero stampato sul guscio non permette di capire se dietro quel “2” ci sia una normale struttura multipiano oppure un sistema combinato.

È proprio su questo aspetto che interviene la scelta di VéGé: il gruppo non si limita a escludere le uova provenienti dagli allevamenti in gabbia identificati con il codice 3, ma dichiara di voler escludere anche i sistemi combinati, che possono rientrare nella categoria dell’allevamento a terra.

Quante galline sono ancora allevate in gabbia in Italia?

Nonostante la progressiva diffusione delle alternative, il problema non è ancora risolto. Secondo i dati riportati da CIWF, in Italia vengono allevate oltre 43 milioni di galline ovaiole all’anno e circa il 34% è ancora allevato in gabbia.

Anche la Commissione europea distingue tra sistemi in gabbia e sistemi alternativi. Le gabbie non arricchite sono vietate dal 2012, mentre le gabbie arricchite rimangono previste dalla normativa, con requisiti minimi di spazio e dotazioni; nei sistemi alternativi le galline devono invece poter muoversi liberamente.

Come avrete capito, il superamento delle gabbie è un percorso ancora in corso, anche se diverse aziende hanno già assunto impegni per abbandonarle. Tra le realtà della GDO che hanno annunciato pubblicamente una politica cage-free in Italia ci sono Carrefour, Esselunga, Iper, Aldi, Bennet, Conad, Coop, Despar, Gruppo Selex, Lidl e Unes. Con l’impegno di VéGé, la lista si allunga ulteriormente, segnando un altro passo importante verso il progressivo abbandono delle uova provenienti da galline allevate in gabbia.

Fonte: Animal Equality

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