Tra le mura della Seconda Casa di Reclusione di Milano Bollate, la musica diventa uno strumento di riscatto e di crescita professionale. Lo scorso 23 settembre, l’area esterna dell’istituto ha infatti ospitato il Bollate Live Show, l’evento di presentazione del nuovo album rap e trap intitolato 30 OP. Pubblicato ufficialmente il 24 settembre 2026 per la label Attitude Recordz con distribuzione Altafonte Italia, il disco rappresenta il secondo capitolo discografico nato nel carcere lombardo, facendo seguito al successo di Mezz’ora d’aria uscito a giugno 2024.
Il progetto prende forma all’interno dello studio di registrazione del Reparto Giovani Adulti ed è stato sviluppato dai ragazzi del Quarto Reparto nell’ambito di un laboratorio artistico-musicale attivo dal 2022. Firma dell’opera è il gruppo composto dai rapper Blackbaby, L. Brown, Lemillion, Ijazzy e Fatmac (GriingoCR). Un collettivo affiatato di cui due componenti, pur avendo già scontato interamente la propria pena detentiva, hanno scelto di rientrare in carcere per completare la produzione dei 13 brani dell’album, dopo circa 2 anni di lavoro sui testi preventivamente approvati dal Ministero della Giustizia.
Il titolo si ispira all’articolo 30 dell’Ordinamento Penitenziario
Il titolo dell’opera trae ispirazione dall’articolo 30 dell’Ordinamento Penitenziario riguardante i permessi di necessità, ma trasforma il significato dell’acronimo nella parola opportunità. Durante lo show di presentazione si sono esibiti anche grandi nomi della scena hip hop italiana come Ensi, Nitro, Nerone e Mic Tyson, sostenitori dell’iniziativa organizzata e finanziata da Me Next Agency con la Cooperativa Sociale Articolo 3, attiva nell’istituto dal 2002.
Il produttore esecutivo Stefano Aschieri (Stelo) ha evidenziato il valore educativo dell’iniziativa:
Le canzoni partono dalle esperienze personali degli artisti coinvolti e affrontano anche le conseguenze concrete delle scelte compiute. Il carcere non è un gioco e il mito del gangster non coincide con la realtà della detenzione.
Alle sue parole si collegano quelle dell’operatrice Federica Parodi, della cooperativa partner, e le dichiarazioni del direttore del carcere Giorgio Leggieri, il quale ha ribadito come queste attività professionalizzanti diano un senso costruttivo alla pena. Un lavoro di squadra reso possibile dal contributo di professionisti come Patrick Yassin per la strategia digitale, Roberto Graziano Moro all’art direction, Federico Ceravolo e Andrea Rocca ai video, e Davide Storelli al graphic design, offrendo a tutti una concreta possibilità di reinserimento.
La musica come strumento di riabilitazione
L’esperienza di 30 OP dimostra come la cultura e l’espressione artistica possano trasformarsi nel più potente degli strumenti di riabilitazione umana e sociale. Tra le mura di un istituto di pena, dove il tempo rischia spesso di smarrire il proprio valore, la musica e le rime hanno saputo offrire un canale autentico per rielaborare il passato, affrontare il peso delle proprie decisioni e costruire una nuova consapevolezza di sé.
Questo progetto non si limita a raccontare la realtà della detenzione senza retorica o falsi miti, ma restituisce dignità e voce a chi ha scelto di mettersi in gioco. Quando le istituzioni e il territorio collaborano per creare opportunità concrete, la pena supera la semplice funzione punitiva e diventa un reale ponte verso il futuro, il riscatto e la reintroduzione nella comunità.