Volevo comprare un grembiule scolastico 100% cotone, ma trovarlo è stata un’impresa (ormai è tutto poliestere)

Settembre significa scuola, zaini da preparare, quaderni da comprare e, per moltissime famiglie, anche la ricerca del grembiule. Un acquisto apparentemente semplice, che però può riservare una sorpresa. Avete notato quanto trovare un grembiule in 100% cotone stia diventando incredibilmente difficile?

A segnalarcelo è stata una nostra lettrice, che si è trovata davanti a una situazione ormai tutt’altro che rara: sugli scaffali e nei negozi online i grembiuli sono soprattutto in poliestere, oppure in tessuti misti dove la componente sintetica è in larga prevalenza.

E allora viene spontanea una domanda: com’è possibile che un capo che un bambino indossa per diverse ore al giorno, per mesi, sia ormai quasi sempre realizzato in fibre sintetiche?

Il grembiule in contone che non trovi più

Basta cercare un grembiule scolastico per rendersi conto di quanto sia cambiata l’offerta.

Il poliestere compare continuamente nelle composizioni. In alcuni casi troviamo tessuti misti, con una percentuale di fibra sintetica molto elevata; in altri vengono proposti addirittura grembiuli in 100% terital, una fibra sintetica appartenente alla famiglia dei poliesteri, spesso valorizzata proprio per caratteristiche come resistenza, praticità e durata.

Ed è proprio qui che nasce il paradosso. Siamo abituati a pensare al grembiule come a un capo semplice, resistente, possibilmente fresco e lavabile, destinato a essere utilizzato quotidianamente da un bambino. Eppure oggi, se cerchiamo esplicitamente un modello in 100% cotone, rischiamo di dover cercare molto più a lungo e, soprattutto, di dover mettere pesantemente mano al portafoglio.

Perché le alternative esistono, ma spesso appartengono a una fascia di prezzo completamente diversa. Se vuoi il cotone, devi pagare molto di più. Un grembiule sintetico o misto della grande distribuzione può costare indicativamente 15-20 euro. Quando invece si cercano modelli in 100% cotone, non è raro imbattersi in prezzi da 35, 40, 50 euro o anche oltre.

Naturalmente non significa che ogni grembiule in cotone debba costare poco, né che il prezzo sia determinato esclusivamente dalla composizione del tessuto. Entrano in gioco qualità, produzione, marca, lavorazione e durata del capo. Ma la sproporzione resta importante e pone una questione che merita di essere affrontata: perché scegliere una fibra naturale per un capo scolastico di uso quotidiano deve trasformarsi in una scelta quasi “premium”?

Non dovrebbe essere il contrario? O almeno non dovrebbe essere possibile trovare facilmente entrambe le opzioni, senza che quella naturale diventi automaticamente la più difficile e costosa?

grembiule scolastico poliestere 2

@GreenMe

Il poliestere fa male ai bambini?

Su questo è importante essere chiari. Dire che un grembiule in poliestere, in quanto sintetico, può essere pericoloso per un bambino sarebbe una semplificazione che non possiamo sostenere sulla base della sola composizione del tessuto. Il problema è un altro e riguarda soprattutto l’impatto ambientale delle fibre sintetiche e il modello produttivo che si è imposto nel settore tessile.

Il poliestere, infatti, è una fibra sintetica ottenuta da materie prime di origine fossile. E oggi è diventato praticamente onnipresente nei nostri armadi: secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, le fibre sintetiche rappresentano una quota enorme dei tessili e il poliestere ha superato il cotone come fibra più utilizzata nel settore tessile già dalla fine degli anni Novanta.

Non è quindi soltanto una questione di grembiuli.

C’è poi un aspetto che rende ancora più interessante questa discussione. Quando laviamo e utilizziamo i tessuti sintetici, possono essere rilasciate microfibre plastiche. Non è solo un’ipotesi: l’Agenzia europea dell’ambiente considera il rilascio involontario di microplastiche dai tessili sintetici una fonte riconosciuta di inquinamento.

Le stime della Commissione europea riportate dall’EEA indicano che i tessili sono la quarta maggiore fonte di rilascio involontario di microplastiche nell’ambiente europeo, dopo vernici, pneumatici e pellet plastici. La quantità stimata è compresa in un intervallo molto ampio, tra 1,6 e 61,1 mila tonnellate, a seconda delle ipotesi e dei metodi di stima utilizzati.

Ma attenzione: questo non significa che ogni grembiule in poliestere sia una sorta di “fabbrica di microplastiche”, né che il cotone sia automaticamente la scelta più sostenibile in assoluto.

La stessa EEA sottolinea infatti che anche le fibre naturali rilasciano microfibre e che l’impatto ambientale di un tessile non dipende soltanto dal tipo di fibra, ma va valutato lungo l’intero ciclo di vita: dalla produzione alla durata del capo, passando per utilizzo e lavaggi, fino al riuso e al fine vita.

Ma questo non cambia la domanda di partenza: perché ormai è così difficile trovare un capo in fibra naturale? Il grembiule scolastico è soltanto la punta dell’iceberg.

Qualche giorno fa, entrando in un mercatino dell’usato, mi è capitato di guardare il reparto abbigliamento con un’attenzione diversa dal solito. C’erano marche diverse, vestiti di ogni genere e per ogni stagione, eppure la sensazione era evidente: una quantità impressionante di capi è composta interamente o in larga parte da fibre sintetiche. Poliestere, poliammide, acrilico, elastan. Il fenomeno è talmente diffuso che ormai sembra quasi normale.

Ed è forse questo l’aspetto più sorprendente: la plastica non è più soltanto nelle bottiglie, negli imballaggi o negli oggetti usa e getta. È entrata direttamente nei nostri vestiti.

La troviamo nelle magliette, nei pile, nei pantaloni, nei vestiti dei bambini, nella biancheria, nei capi sportivi e, naturalmente, anche nei grembiuli scolastici.

L’EEA evidenzia proprio come i tessili sintetici siano ormai profondamente integrati nella vita quotidiana europea e sottolinea gli impatti ambientali legati alla loro produzione, all’uso e alla gestione a fine vita.

E così il cotone diventa quasi un lusso

Il paradosso, allora, non è che esista il grembiule in poliestere. Il paradosso è che se un genitore vuole semplicemente scegliere un tessuto naturale per un capo che il proprio figlio indosserà tutti i giorni, potrebbe trovarsi costretto a cercare molto più a lungo e a spendere il doppio o il triplo.

E questo dovrebbe farci riflettere.

Perché la questione non riguarda soltanto il gusto personale o la preferenza per un tessuto piuttosto che un altro. Riguarda che tipo di mercato tessile abbiamo costruito e quali materiali consideriamo ormai la normalità. Abbiamo trasformato la fibra sintetica nella scelta standard e quella naturale nell’alternativa da cercare. E quando finalmente la troviamo, spesso dobbiamo anche pagarla molto di più.

Non si tratta di sostenere che tutti dovrebbero comprare esclusivamente cotone, né che un grembiule in poliestere sia automaticamente un prodotto da evitare. Si tratta di chiedersi perché un genitore che vuole acquistare un grembiule in 100% cotone debba quasi mettersi a fare una caccia al tesoro.

In un momento in cui si parla continuamente di ridurre l’impatto della moda, contrastare la fast fashion, allungare la vita dei vestiti, favorire il riuso e rendere il settore tessile più circolare, sarebbe forse il caso di ripartire anche dalle cose più semplici.

Da un grembiule. Da una maglietta. Da un paio di pantaloni. Da capi che dovrebbero poter essere scelti non soltanto in base al colore, al prezzo o alla facilità di lavaggio, ma anche per il materiale con cui sono fatti. Perché se persino trovare un semplice grembiule scolastico in cotone è diventata una sfida, forse il problema non è il grembiule. È quanto ci siamo ormai abituati a vestirci di plastica.

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