Xylella, primo caso in Basilicata: trovato un mandorlo infetto a Matera, ora si teme per l’agricoltura lucana

Dopo la Calabria, la Xylella fastidiosa arriva anche in Basilicata. Il primo rilevamento ufficiale riguarda una pianta di mandorlo nell’agro di Matera, a pochi chilometri dal confine con la Puglia, ma è sufficiente ad alzare il livello di attenzione in una regione dove l’agricoltura – e in particolare l’olivicoltura – sta già facendo i conti con siccità, costi elevati e difficoltà di mercato.

A confermare la presenza del batterio è stata la stessa Regione Basilicata: la pianta positiva si trova in contrada Ciccolocane, nel territorio di Matera al confine con Altamura, all’interno di un’area che era già sottoposta a sorveglianza. Si tratta di Xylella fastidiosa sottospecie multiplex, quindi non della sottospecie pauca responsabile dell’epidemia che ha devastato milioni di olivi pugliesi.

Leggi anche: La Xylella arriva anche in Calabria: primo focolaio negli ulivi del Reggino, ora la corsa è fermare il batterio

Un particolare fondamentale, che invita a evitare facili sovrapposizioni con quanto accaduto nel Salento. Ma il ritrovamento non può comunque essere sottovalutato: Xylella multiplex ha infatti numerose piante ospiti e la normativa europea impone interventi e controlli rigorosi ogni volta che viene individuato un nuovo focolaio.

Il caso è emerso nel corso dell’attività di monitoraggio condotta dall’Ufficio Fitosanitario regionale, avviata in Basilicata già nel 2013 e intensificata dal 2024 proprio nelle zone confinanti con la Puglia, dopo l’individuazione di Xylella multiplex nei territori limitrofi.

La Regione ha fatto sapere che proseguiranno i campionamenti nell’area e che saranno applicate le misure previste dalla normativa, a partire dalla rimozione della pianta risultata positiva. Al momento, la comunicazione ufficiale della Regione parla di una singola pianta di mandorlo positiva. Non ci sono quindi elementi per parlare di una diffusione generalizzata del batterio in Basilicata né, soprattutto, di oliveti lucani già colpiti.

Xylella multiplex non è la stessa che ha devastato gli olivi pugliesi

Il nome Xylella riporta inevitabilmente alla catastrofe che ha interessato la Puglia a partire dal 2013, ma sotto la denominazione Xylella fastidiosa esistono differenti sottospecie e varianti con caratteristiche e piante ospiti non identiche. Nel caso pugliese, il Complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO) è legato alla sottospecie pauca. Quella identificata nel Materano è invece la multiplex.

La Commissione europea ricorda che Xylella fastidiosa vive nei vasi xilematici, cioè nei tessuti attraverso cui la pianta trasporta acqua e nutrienti, ed è trasmessa principalmente da insetti che si nutrono della linfa xilematica. In Europa sono state individuate come piante ospiti diverse specie agricole e spontanee, tra cui mandorli e altre drupacee, lavanda, rosmarino, mirto, ginestra e numerose specie mediterranee.

Anche l’olivo compare tra le specie sulle quali Xylella fastidiosa può essere rilevata. La sottospecie multiplex è stata trovata, per esempio, anche su olivi in alcuni focolai europei. Questo, però, non significa che il ritrovamento su un mandorlo in Basilicata equivalga automaticamente all’inizio di una nuova epidemia negli oliveti. Ed è proprio per stabilire l’eventuale estensione del focolaio che diventano decisivi i campionamenti nelle aree circostanti.

Cosa succede ora intorno alla pianta infetta

La Xylella è un organismo nocivo da quarantena prioritario nell’Unione europea e la sua presenza fa scattare specifiche misure fitosanitarie. Il Regolamento di esecuzione UE 2020/1201 prevede, quando viene confermato un focolaio, la definizione di un’area delimitata, composta da una zona infetta e da una zona cuscinetto.

Nel caso delle misure di eradicazione, la zona infetta deve avere in generale un raggio di almeno 50 metri attorno alla pianta positiva, mentre la zona cuscinetto è normalmente larga almeno 2,5 chilometri. In determinate condizioni previste dalla normativa europea, per focolai isolati possono essere applicate disposizioni specifiche. Non basta quindi eliminare l’esemplare risultato positivo, ma occorre verificare le altre piante ospiti presenti nei dintorni e controllare anche gli insetti vettori, perché è attraverso la loro alimentazione che il batterio può passare da una pianta all’altra.

I tecnici lucani chiedono una task force

Il ritrovamento ha fatto scattare l’allarme anche tra i professionisti agricoli. Il Collegio provinciale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati di Matera ha chiesto alla Regione di istituire una task force operativa multidisciplinare, coinvolgendo Dipartimento regionale all’Agricoltura, Ufficio Fitosanitario, ALSIA, Metapontum Agrobios e professionisti del settore.

La richiesta dei tecnici è di intensificare sia i controlli visivi sia il campionamento delle piante sospette, affiancandoli alla sorveglianza degli insetti vettori (tra questi il più noto in Italia è la sputacchina (Philaenus spumarius), uno dei principali vettori coinvolti nella trasmissione di Xylella).

In ogni caso, il timore per il batterio si inserisce in una situazione economica che per gli olivicoltori lucani era già complessa.

Secondo Oprol Basilicata, l’organizzazione dei produttori olivicoli regionali, nei magazzini sarebbero ancora presenti oltre 1.500 tonnellate di olio sfuso, delle quali circa 1.200 tonnellate in provincia di Potenza e più di 300 in quella di Matera.

Giacenze che, sostiene l’organizzazione, immobilizzano liquidità proprio alla vigilia della nuova raccolta.

Il presidente di Oprol Basilicata Paolo Colonna invita comunque a non trasformare il caso Xylella in allarmismo:

È una tegola in più su un comparto già alle prese con una situazione estremamente complessa. Da tempo richiamiamo l’attenzione sulla Xylella e sulla necessità di puntare su informazione, prevenzione e corretta divulgazione scientifica. Non bisogna creare allarmismi, ma occorre affrontare il problema con tempestività e rigore.

Alle giacenze si aggiungono, secondo Oprol, l’aumento dei costi produttivi, la scarsità di manodopera e soprattutto la siccità, che continua a mettere sotto pressione le coltivazioni delle aree interne. Il rischio paventato dall’organizzazione è che la difficoltà nel vendere il prodotto della campagna precedente riduca la liquidità dei frantoi e finisca per ripercuotersi sui produttori quando sarà il momento di acquistare le olive della nuova raccolta.

Si tratta, però, di un problema economico distinto dall’emergenza fitosanitaria: non è il singolo caso di Xylella sul mandorlo a determinare oggi una paralisi dei frantoi. Il batterio rappresenta piuttosto un nuovo elemento di preoccupazione che si aggiunge a criticità già presenti.

Fonte: Regione Basilicata

Leggi tutto